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Noi Italiani, che abbiamo smesso di sognare.

Egregio Direttore, Le scrivo questa lettera, sconcertata e preoccupata, perché non riesco a capire il mio Paese. Sono una studentessa italiana di diciannove anni che studia alla London School of Economics and Political Science. Le confesso, che da quando sono arrivata in Inghilterra, il mio amore per l’Italia è cresciuto, il mio Paese mi manca, e il desiderio di ritornare per aiutarlo a migliorare mi assale ogni volta che sento parlare tutti coloro che non lo conoscono e non lo capiscono, e che con il naso alzato lo accusano e lo deridono. Eppure, all’indomani di queste elezioni, mi chiedo perché provarci? La verità è che la politica, nel nostro Paese, non esiste più. Abbiamo smesso di capire ciò che significa fare politica. In Italia non ci sono uomini o donne che ispirano, con il carisma, con l’amore per la patria, con le idee, i programmi e le promesse, che possano farci sognare. Per noi, il voto conta poco o niente, perché non vale niente darlo: i politici sono tutti uguali. Davanti ci troviamo una moltitudine di partiti che lottano fra di loro, con le solite persone senza ideali che associamo a tutti i nostri problemi, e che ogni tanto ci propongono la magra consolazione di poter smacchiare leopardi. Ciò che mi ha lasciato più sconcertata di tutto poi, è lo tsunami Grillo. Lo capisco forse: disillusi ci giriamo verso Grillo, che ci dice quello che vogliamo sentire, “mandiamoli tutti a casa”. Eppure, come possono le urla di un comico arrabbiato senza ideologia risollevare un Paese? E com’è possibile che in Italia, chiunque possa fondare un movimento che dalla mattina alla sera diventa il partito più grande in Italia? I politici non dovrebbero essere quelli che capiscono l’interesse del paese, che lo guidano verso un futuro migliore senza lasciare che ci si perda negli interessi del momento? Che fine hanno fatto quei filosofi illuminati di cui parlava Platone? Quando a lezione mi facevano leggere Tocqueville, Rousseau e la tirannia della maggioranza non riuscivo a visualizzarla, ma mi sono bastate queste elezioni e lo Tsunami Grillo a farmela capire. Uno tsunami che rappresenta la maggioranza stanca, ma che ci trasporta tutti verso, un’altra, eppure la stessa dimensione di caos. La chiave è nel tornare a sognare la politica. Io guardo la politica Americana, e certo, non sarà perfetta, ma ispira. Guardo il sistema, uno semplice, con due partiti e due grandi figure, dove il popolo è unito e desidera partecipare, “cast their ballot”, dare un voto che potrebbe fare la differenze. Un popolo che sin da piccolo viene istruito a partecipare per il bene del proprio paese. Il sogno Americano non è rappresentato da un uomo con un blog che sale su un camper urlando, strappando il voto a persone stanche di votare. Il sogno Americano si basa sull’amore per un paese, un amore che spinge persone a dedicare la propria vita a rincorrere quel sogno di proteggere e dare speranza a un paese. Il sogno Americano si basa sul principio che tutti possono fare politica, ma non chiunque. Occorre la dimostrazione di perseveranza e occorse sforzo. Bisogna partire dalle origini, entrare in un partito, dedicarsi al bene del paese, imparare, costruire una propria idea, ascoltare chi ci circonda, accumulare esperienze, cambiare, perfezionare e portare avanti la propria idea, studiare le leggi economiche, le relazioni internazionali, la costituzione del Paese, guadagnarsi e meritarsi un posto sempre più alto, conquistare la fiducia delle persone, e poi arrivare in cima. Solo dopo una vita dedicata a quello possiamo veramente considerarci pronti a prendere in mano il volante. E questo a noi manca. E pensare che noi li avevamo quei personaggi. C’erano uomini colti, intelligenti, carismatici, dedicati, con grandi idee, come Bettino Craxi, che sapevano ispirare, sapevano dare speranza e non ci facevano vergognare agli occhi del mondo. Oggi invece, ci rimane Grillo, e lo votiamo sperando di riempire il vuoto che ci rimane. Ma non basta un Grillo o un nuovo partito a salvare un sistema che ne ha già troppi, che non riesce a raggiungere una maggioranza, dove la regola del 51% non esiste, dove i dibattiti politici non avvengono uno contro l’altro, tra due persone e i loro programmi, ma che si perdono in una ragnatela di accuse reciproche infinte. Non bastano la rabbia e le urla a sconfiggere l’inerzia, a ridare fiducia e speranza a un popolo che ha smesso di sognare la politica. Bisogna ritornare alle basi. Bisogna far credere di nuovo agli Italiani che il loro voto è importante, che chi riceverà il loro voto sarà quello che rappresenterà e salvaguarderà i loro interessi, che lavorerà per il loro bene, per il bene dell’Italia. Bisogna cambiarlo tutto il sistema, bisogna rimpostare l’educazione civica, bisogna ridare la voglia di partecipare, bisogna creare “leaders” completi, con una visione e un ideologia, con un percorso, ma soprattutto, bisogna ritrovare la voglia di sognare la politica. Cordialmente, Carolina Nizza

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