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Vincitori e Vinti

Unico vero vincitore, da tutti i punti di vista, è Grillo. Unico vero vinto, da tutti i punti di vista, è il popolo italiano. Se si rifuggono i vari facili commenti di facciata post-elettorale, la ragione di tale sintesi è lapalissiana. Grillo è il vero vincitore perché è l’unico che ha sfondato oltre ogni più ottimistica aspettativa, comprese le sue. Inoltre, è l’unico che ha raggiunto tutti gli obiettivi ripropostisi. Il popolo italiano è l’unico vero sconfitto perché è destinato, per un futuro più o meno lungo, a pagare l’instabilità del quadro politico emerso dalle urne e le scelte irresponsabili che saranno, giocoforza, prese dal nascituro parlamento. Chi ha seguito attentamente le proposte del comico genovese sa benissimo che tra di esse ve ne sono molte, troppe, da ritenersi folli, se le si valuta dal punto di vista tecnico-economico. Ne sanno, nel loro piccolo, ben qualcosa i cittadini parmensi. Una su tutte. E’ allettante proporre “farò sparire i puzzolenti inceneritori dalle vostre città”. Bene, bravo. Per poi ritrovarsi, per ammissione dello stesso sindaco, a pagare quattro volte tanto lo smaltimento dei rifiuti. Grande risultato. Ora mancano i soldi per l’erogazione di altri servizi utili ai cittadini. Andiamo avanti? “introduciamo il reddito di cittadinanza”, “diminuiamo le tasse alle imprese”. Un ossimoro. Lo potrebbe confermare il più asino degli studenti di primo anno di economia. E gli altri competitors? Mica bene, davvero. Berlusconi? Senz’altro ha compiuto una rimonta davvero straordinaria. Partiva l’altro ieri dalla tabula rasa e oggi conquista la maggioranza relativa al Senato e si gioca quella assoluta alla Camera per i voti di un borgo rurale. Ma non è certo scevro da colpe. La sua credibilità, e dunque il suo salasso di voti, si sono smarriti nel novembre 2011 quando, pur di non consentire una sicura affermazione di Bersani&Co, ha preferito non andare alle urne. Le tragedie inconfutabili del governo Monti, gli elettori del centrodestra le hanno fatto scontare – giustamente- a lui. A voler poi tacere che negli anni precedenti ha perso l’occasione di riformare davvero lo Stato in senso liberale, lasciandolo, pressappoco, così come lo aveva ereditato. E dire che le idee non gli mancavano. Ma qui andremmo lontano. Bersani? Ha senza discussione fallito tutti gli obiettivi che l’altro ieri tutti, lui per primo, davano per scontati. Verrebbe da dire.. per fortuna dell’Italia. Mentre il PD, nel suo complesso, si trascinerà un rimorso infinitamente più grave. Silurando Renzi, infatti, ha compiuto il proprio suicidio politico, perdendo l’occasione di diventare un moderno partito socialdemocratico di cui il nostro Paese ha comunque bisogno. E così facendo, indirizzando ulteriormente la legittima protesta dei cittadini verso le pericolose braccia di Grillo. Monti? Pur eccelso conoscitore delle regole, quelle “vere ed ineludibili” dell’Economia, si è prima prestato al facile consenso delle forze di sinistra – imperdonabile errore per un tecnico – e poi ha raddoppiato il danno cedendo alle lusinghe delle sirene germanocentriche ed a quelle del sistema bancario. Entrambe, infatti, avevano tutto l’interesse a volerlo ancora al potere per il loro tornaconto, che è diverso da quello dei cittadini italiani. Le prove? Oltre a tutti i disastrosi indicatori economici “veri” del 2012, basti guardare il MIB del 26/2 che lascia sul campo il 4,63% e vedi perché. Perché tutti i profondi rossi registrati sono proprio dei titoli bancari. Un caso?

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