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e noi paghiamo

Bongiorno, mi chiamo Fabrizio Bruni e sono titolare di una ditta individuale artigiana metalmeccanica. Causa la crisi in corso ho deciso ormai da mesi la sua chiusura. Attività ormai del tutto ferma, operai licenziati…meno uno. Succede infatti nel mese di ottobre 2012 che, alcuni giorni dopo l’avvenuta comunicazione ai dipendenti rimasti della mia intenzione di chiudere l‘attività di lì ad un paio di mesi, uno di essi ha un sinistro stradale in orario di lavoro conducendo un mezzo della ditta. Sinistro kafkiano per come svoltosi, davanti (e per colpa) di una pattuglia della polizia stradale ma questo è un'altra storia. Si è trattato di un tamponamento. Il mio dipendente è stato tamponato. Premesso che tuttora lamenta “giramenti di testa” per il “colpo di frusta” immagino, in pratica da allora è ancora sotto infortunio. Chiedo e verifico la possibilità di chiudere ugualmente la mia attività rivolgendomi ad un avvocato. Questi mi risponde che licenziandolo sarei costretto dopo la cessazione del rapporto di lavoro a pagare io l’indennità di infortunio al posto dell’Inail. Non convinto vado direttamente all’Inail e cerco di un ispettore. Uno qualsiasi. Il primo che mi capita. Busso chiedo permesso ed entro. L’ispettore gentilmente mi accoglie e gli espongo la questione. Non sa cosa dire. Telefona ad un suo collega che mi dice essere esperto in questioni “difficili”. Stessa cosa. Non si sa cosa succede in questi casi. “Mi lasci un recapito”, approfondisco e le faccio sapere. Passate ormai due settimane. Nulla. Ora io mi chiedo. E’ mai possibile che se uno vuole chiudere un attività sia nell’impossibilità oggettiva di farlo? A distanza di mesi io son qui che aspetto finisca l’infortunio per poter finalmente chiudere un attività già del tutto ferma. Continuando a pagare tasse imposte irap e chi più ne ha più ne metta. L’unica possibilità che ho è quella di continuare a pagare il dipendente al posto dell’inail fino a quando finiranno i “giramenti di testa”. E’ mai possibile? Questa mia lettera la sto inviando alle redazioni dei giornali, sperando che ci sia qualcuno che possa darmi una mano a risolvere il problema, e che anche nei media non ci sia l’indifferenza delle istituzioni. Grazie e buon lavoro. Fabrizio Bruni

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