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Election day e ricostruzione nel cantiere più grande d’Europa!

Election day e ricostruzione nel cantiere più grande d’Europa! Le elezioni appena concluse segnano un punto di non ritorno per la politica italiana. Esse, qualora ce ne fosse bisogno, certificano la morte di un sistema politico, economico e sociale ormai inadeguato per affrontare le sfide imposte dalla globalizzazione. Il risultato di questa tornata elettorale è frutto di un malumore generale che il nostro Parlamento non ha saputo intercettare in maniera adeguata. L'elettorato si è sostanzialmente diviso in tre grandi blocchi, ma solo uno di essi è l’elemento novità. Un vento nuovo e imponderabile che qui all'Aquila è giunto mitigato dall'incertezza che condiziona il futuro di questa città. I nostri interlocutori politici hanno ritenuto opportuno difendere l'austerità ad ogni costo senza tenere conto dei risvolti negativi che la stessa avrebbe avuto sulla crescita economica. Bastava, invece, volare più basso e scendere tra la gente, nel cuore della piccola e media impresa che giorno dopo giorno fa i conti con la realtà. Una realtà fatta di aziende che chiudono i battenti o cercano di non affogare sommerse dai debiti, da un asfissiante burocrazia e dall'incertezza. Costrette sempre più spesso a ricorrere alla cassa integrazione o peggio al licenziamento. Testate giornalistiche specializzate che certificano, qualora se ne senta la necessità, della mancanza di liquidità e delle difficoltà per le imprese di accedere al credito. Una lotta combattuta alla frontiera del dare e dell'avere, che incide nei rapporti tra fornitori e clienti in un continuo rincorrersi per non perire. Persino l'edilizia, qui a L'Aquila, il cantiere più grande d'Europa, versa in una grave, e per certi versi incomprensibile, crisi. Qui, la gente comune non ha le idee ben chiare sulla disponibilità di fondi per la ricostruzione. Un giorno ci sono, un altro no! Ma di cosa stiamo parlando! La parola semplicità, trasparenza, programmazione sono forse scomparse dalle voci del vocabolario? Queste votazioni, che probabilmente porteranno a una difficile governabilità, non sono certo una lezione di stabilità (e Dio solo sa quanto ce ne sia necessità, soprattutto qui da noi), ma una lezione di protesta democratica sicuramente sì. Non resta dunque che augurare ai nuovi eletti e alle due neosenatrici aquilane una buona dose di lungimiranza e un proficuo lavoro: l'Italia lo desidera, l'Abruzzo lo chiede, L'Aquila ne ha fortemente bisogno! di Fulgenzio Ciccozzi L'Aquila

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