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Interpretare la paura e il dolore della gente, i cattivi pastori, e altre storie...

Recentemente ho ascoltato parole come "ribaltone", “vi sbraniamo”, “sei morto”, “siete circondati”, “vieni e dirmele in parlamento”, “due clown”, e altre più volgari e violente, più o meno contestualizzate ed espresse, da parte di tutti, politici e cittadini, italiani e stranieri, nessuno escluso. Pure il mio gatto ha proferito qualcosa, ma sono stato distratto e non ho afferrato quel che mi ha detto sulla situazione attuale. Quelle parole, quei discorsi, in piazza, in TV, alla radio, al bar, pur avendo fondate e discutibili motivazioni di rancore e sfiducia verso le Istituzioni e i loro rappresentanti che non sono stati sempre coerenti con gli elettori, cominciano a far paura a tanti che mi stanno vicino, a me come padre di famiglia, come professionista che, come tutti, sta rinunciando a beni e servizi (e abitudini) che riteneva essenziali perchè coloravano la quotidianità. La dieta imposta dalle Istituzioni serve certamente a riappropriarsi dei veri valori (per cui ben venga) ma, per chi non ha neppure il necessario per vivere, la dieta che le Istituzioni hanno somministrato condurrà a morte certa: e morire di fame e sete, lo sappiamo, è straziante. Non per questo, ci si deve approfittare di chi è nel bisogno per strumentalizzare quei bisogni, aizzare i “bisognosi” contro i “più fortunati e forse capaci (non ladri), e condurre a morte certa anche chi non ha colpa. Per “paura”, dunque, alludo alla “stabilità” della democrazia, nel senso di messa in pericolo dei “fondamentali” della sicurezza e del mantenimento delle garanzie dei diritti costituzionali in Italia. Dal cassetto di un vecchio scrittoio, ho riesumato una medaglia militare al valore: apparteneva a mio nonno, e per un istante pareva fosse ancora calda del sangue versato, e dei sacrifici di tanti soldati, padri e madri di famiglia. Strana sensazione, certo, ma utile e, consentitemi, profetica. Vogliamo proprio gettare nel “cesso” (passi la licenza), il sangue di milioni di caduti per la Libertà, di sacrifici dei nostri predecessori per le faticose conquiste democratiche, e il sangue dei nostri sacrifici quotidiani che ognuno di noi conosce, e far tirare la catena a chicchessia senza muovere un dito e dire: “Mi scusi signore, ma cosa sta facendo? Potrei piuttosto tirarla io quella catena, visto e considerato che c’è anche il mio sangue e quello dei miei avi?”. Insomma, è proprio necessario far tirare la catena a chicchessia “come se nulla fosse? Senza proferire parola? Fino a che punto è lecito protestare e inveire minacciosamente contro tutto e contro tutti, negandosi al dialogo, infamandosi vicendevolmente, fomentando l'odio reciproco tra partiti, tra movimenti e associazioni, tra persone di differente estrazione sociale, culturale, generazionale, tra gente dello stesso “popolo” senza con ciò travalicare con quel comportamento nell’odio più becero e nella violazione di norme costituzionali? Esiste, peraltro, se non ricordo male, una norma del codice penale che all'articolo 286 c.p. così disponeva: "Guerra civile. Chiunque commette un fatto diretto a suscitare la guerra civile nel territorio dello Stato, è punito con l’ergastolo". E non si dica che non se ne vedono i presupposti, del resto Wikipedia da la seguente definizione: “La guerra civile è un conflitto armato di vaste proporzioni, nel quale le parti belligeranti sono principalmente costituite da persone appartenenti alla popolazione di un unico Paese. Una guerra civile è generalmente combattuta all'interno di uno Stato per imporre sull'intero territorio statale o su una sua parte il proprio monopolio della violenza, al posto di quello degli avversari; lo Stato in questione sarà quindi uno dei contendenti, se non è crollato”. Non sono io a giudicare i fatti e gli atti di chicchessia, ma anche senza esporre bandiere di partito o fazione, nessuno, lo ribadisco, nessuno, preso o non preso da deliri di onnipotenza, ha il diritto di mettere in pericolo la Democrazia che “appartiene a tutti” i cittadini, anche a coloro che “non ti hanno votato”, fosse anche l’ultimo “coglione” o “quidam de populo” che avesse dato l’unico voto all’ultimo partito della lista, in alcun modo e con nessun atto, neppure dimostrativo o divulgativo, in Italia o all’Estero, o dall’Estero, italiano o straniero che sia: allarmare, creare panico e quant’altro, fomentare una guerra tra “fratelli” della stessa nazione, o addirittura tra esseri umani di nazioni diverse, se fatto da persone che hanno un’importante storia, anche politica, e magari una notoria e consolidata esposizione mediatica (che inevitabilmente agevola), sono infatti azioni di grande responsabilità per ciò che ne potrebbe conseguire, anche involontariamente (gli invasati sono dappertutto), e non possono passare inosservate alle Istituzioni e ai cittadini che operano per la pace, la Giustizia e l’Equità. Il problema, infatti, al di là della citata norma che certamente brilla per la sua severità, non a torto, non è costituito dalla più o meno biologica e connaturata bellicosità di fazione, che in fondo è il sale di un confronto civile, ma da ciò che ne potrebbe derivare immediatamente dopo, a seguito di tutto l'odio fomentato e talvolta volutamente non controllato e magistralmente indirizzato come un’arma verso l’antagonista, “vero” o “supposto”. Il popolo, infatti, è “popolo”, e nulla di più: il popolo è come una bestia particolare, un aggregato si sensazioni e pulsioni mal amalgamate e per ciò instabile, una belva affamata che come tale segue l'odore della carne, del cibo, delle fonti di acqua detenute nel deserto dal domatore o dal pastore che conosce meglio la bestia, e sa come dominarne e controllarne le pulsioni, assecondarla, dissetarla, sfamarla. Basta una scintilla, e la Storia (le guerre di religione, il Medioevo, il comunismo, il fascismo, il nazismo, le Brigate Rosse…etc.), ci ha insegnato cosa può accadere quando la belva, affamata di cibo, una volta abilmente addomesticata, è scagliata contro un’altra preda individuata come tale dalla belva stessa o sapientemente indicata dal domatore o dal pastore, più o meno interessato. Belve pronte a rincorrere le prede casa per casa, e varcheranno la soglia, violentando gli affetti e la storia di ogni cittadino inerme e indifeso. E’ la Storia che si perpetua, e gli esseri umani che la assecondano senza reagire. Dopo tutto ciò che l’umanità ha passato, dopo tanta sofferenza, non si era forse detto: “MAI PIU’!”? “Mai più ideologie, mai più eliminazioni, mai più epurazioni, mai più complotti, mai più associazioni segrete, mai più rivoluzioni violente, mai più fame, mai più sete…mai più paura!”? Alcuni uomini sono falsi come Giuda, che almeno, prima di fare altri danni, ha avuto il decoro e il pregio di impiccarsi prima e, per certi versi, è stato più onesto di Pietro. Io dico a tutti di fare attenzione a chi si presenta come “giusto” e unico detentore di “Verità” e “Giustizia”, perché la Menzogna, il padre della Menzogna, ha molte vesti, e quando scoperto fa come il camaleonte: e non è solo un’affermazione filosofica-religiosa. La Verità e la Giustizia sono come l’arcobaleno, e hanno mille colori: non dimentichiamolo mai. Penso, forse sbagliando, che prima di "ribaltare e stracciare una democrazia" (per carità, è giusto cambiare e restare al passo con i tempi, purchè la moderazione e il rispetto reciproco siano i genitori del cambiamento), per quanto giudicata ingrata che sia (mai sputare nel piatto in cui si è mangiato, addirittura facendo la scarpetta, creando il panico tra la gente, e nel mondo intero che, evidentemente, interagisce con quella democrazia e con i cittadini che la costituiscono e la reggono, bisognerebbe già avere in tasca il piano "B", averlo prima esposto e chiarito con pacatezza a tutti i consociati (soprattutto agli antagonisti) in tutti i suoi aspetti funzionali: cioè, bisognerebbe proporre un’ "organizzazione democratica" alternativa, rispettosa di tutti i bisogni di tutti i cittadini, disposta al dialogo e al confronto, equivalente se non migliore della precedente, e soprattutto già pronta per funzionare perché integrata con tutti gli impegni nazionali e sovranazionali che non si possono ignorare per quanto sono inequivocabilmente compenetrati nella vita quotidiana di ogni cittadino. Del resto, è notorio che interrompere una complicata “operazione chirurgica salvavita”, proiettata al futuro, come quella che democraticamente si sta cercando di compiere in Italia e in Europa, e negli USA (anche oltreoceano hanno i loro problemini collegati per certi versi a quelli europei), congedando sic et simpliciter lo staff medico senza offrire ai parenti e al paziente un adeguato team chirurgico alternativo e soprattutto affidabile e di comprovata esperienza, porta il paziente a morte certa, o a danni irreparabili, e i parenti alla disperazione. C'è d'aver paura per quel che sta accadendo: lo sanno tutti quel che sta accadendo, pure il Santo Padre. Ma tutti, cioè coloro che “contano”, anche in esperienza e in saggezza, che sono influenti e che possono e devono parlare nell’interesse della democrazia, tacciono. Perché? Di cosa hanno paura? Forse temono epurazioni e ritorsioni giacobine e di robesperriana memoria? Temono aggressioni in casa come per la breccia di Porta Pia? Certo, se la questione “democrazia” in Italia prende una certa piega, tutto è possibile. Io però lo dico, anzi, lo grido: "Ho paura" di come le “masse”, le “belve”, guidate da “Dei” e “demiurghi” presuntuosi e arroganti, di qualsiasi fazione, potrebbero reagire in futuro a fronte di campagne divulgative particolari. Non mi vergogno di aver paura, anzi, penso la paura sia il campanello di allarme migliore, così come lo è il dolore nella malattia: se la gazzella ha paura, allora può scappare dalla belva, se una parte del corpo fa male, si può sempre intervenire preventivamente, ma quando non si sente il male, o non si ha paura, beh, allora la morte può avvicinarsi in modo subdolo e inesorabilmente irreversibile. Ho detto abbastanza. Chi ha orecchie per intendere, intenda. Auguro comunque al Lei, direttore, proprio come un bravo medico, di saper continuare a leggere e "sentire il dolore e la paura della gente di qualsiasi fazione o estrazione sociale" essa sia, senza pregiudizi, di sapere “divulgare” quel dolore e quella paura, e di farla conoscere senza timore attraverso il mezzo di comunicazione a lei affidato, e le auguro anche "di avere paura di quel dolore", “ di avere paura lei stesso”, “di aver paura del dolore e della paura della gente”, e "di saperli sempre interpretare in tempo", e far conoscere il dolore e la paura a chi saggiamente “li può curare e fermare” prima che la belva esca dal recinto e, ingannata dal cattivo pastore, azzanni ciò che ritiene cibo, Giustizia e Verità, compiendo una strage di innocenti, e un regresso nel più cupo e irreversibile medioevo. E Le auguro altresì di mantenere sempre quel profilo di responsabilità, sobrietà e correttezza che La contraddistingue, insieme ad altri suoi colleghi di altro orientamento politico, da “una pletora di urlatori e venditori di fumo": non cada mai nel tranello dei fomentatori di odio, ma sia sempre strumento di pace e dialogo tra tutte le fazioni, nel rispetto della sua importantissima funzione, e dei programmi in cui crede, e soprattutto, prima di tutto, nel rispetto dell'essere umano e della Vita, che deve essere al centro di ogni politica: che sono il fondamento delle scelte della Politica. Lei si è sempre messo in gioco in prima persona. Non abbia mai paura di affermare la Verità per la difesa della Democrazia, e della Repubblica. La Democrazia è un valore che non conosce la paura, per cui val la pena lottare con una sana Politica. La Politica, infatti, è essenzialmente dialogo e aspirazione di Verità e Giustizia, e non è certo cibo per le belve...nè merce di scambio per i cattivi e infedeli pastori. Grazie per avermi letto. E che Dio ci assista: tutti. JJG

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