Cerca

DEMOCRAZIA AL BIVIO

NESSUNO SI INNALZI IN POTENZA TANTO DA SUPERARE LA GIUSTA MISURA “Comune alla democrazia, all'oligarchia, (alla monarchia) e ad ogni costituzione è la necessità di badare a che nessuno si innalzi in potenza tanto da superare la giusta misura”. Aristotele Gentile Direttore, E’ abbastanza patetico oggi assistere – a fronte dell’impetuoso avvento sullo sconquassato scenario politico nazionale del movimento 5 stelle – del pavido atteggiamento tenuto da tutti coloro (destra, sinistra e centrino) che fino al giorno prima delle elezioni intravedevano nei “Grillini” un pericolo per la democrazia e liquidavano questo fenomeno popolare come una sorta di antipolitica dalle connotazioni fasciste. Ora, dopo la sorprendente affermazione del 5 Stelle, che rende di fatto ingovernabile il Paese, ecco che gli stessi personaggi che muovevano i loro diti accusatori, sono lì subdolamente a corteggiarli per accattivarsi il sostegno del primo Partito alla camera dei deputati. Nessuno, dico nessuno, nei pazzeschi talk show televisivi che incessantemente ci propinano fiumi di chiacchere e di sciocchezze che hanno in buona sostanza consentito il successo della rete e del blog di Beppe Grillo che – molto intelligentemente – rifiuta questi metodi di deleterio presenzialismo che hanno nauseato la maggior parte degli italiani, ha avuto il coraggio di fare una seria valutazione storico/sociale di questo fenomeno che partendo dall’Italia potrebbe rapidamente espandersi a tutto il Continente Europeo. Si continua a presenziare in modo del tutto inadeguato e senza alcun costrutto la TV privata e di Stato ed ancora non ci si rende conto che la maggior parte di coloro che l’hanno fatto malamente in questi anni (quasi quotidianamente) sono stati condannati dall’elettorato (vedi Casini, Fini, Bocchino etc). Ribadisco, bene ha fatto Grillo ad impedire ai suoi di penetrare in modo assillante e spesso improprio nelle vite private dei cittadini bombardati quotidianamente da cattive notizie e cattivi predicatori. Un esempio: qualche sera addietro mi sono dovuto sorbire l’ennesimo talk show sul tema del momento ovverosia di come si possa uscire da questa situazione di stallo politico che potrebbe, nel giro di un semestre, portarci sull’orlo di un baratro. Per la prima volta – attraverso un collegamento esterno – è stato intervistato Paolo Becchi, Professore ordinario di Filosofia del Diritto presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Genova, presentato come uno dei pensatori di spessore cui il movimento 5 Stelle fa riferimento. Ecco, attraverso la sua intervista e la sua interpretazione stravagante dei nostri principi costituzionali, per cui non sarebbe necessario fiduciare il nuovo Governo ma basterebbe una “prorogatio” del Governo Monti per poi votare ed approvare le proposte legislative condivise, mi sono reso conto come si discuta su questioni di importanza vitale per una democrazia parlamentare senza conoscere i principi fondamentali che la regolano. Orbene l’Articolo 94 della Costituzione recita: “Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere. Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale. Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia. Il voto contrario di una o d'entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni. La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione. Vale a dire che il Governo (non importa se nuovo nella compagine o identico al precedente) si deve presentare davanti a ciascuna delle Camere (nuove nella composizione espressa dal corpo elettorale) per ottenerne la fiducia; il voto di fiducia si dà mediante mozione, che è una dichiarazione di giudizio, essa deve ottemperare ad un solo obbligo: quello della motivazione, la quale è necessaria perché impegna il Governo a svolgere una determinata politica, che esso stesso ha esposto nelle dichiarazioni programmatiche, rese note durante l’atto di richiesta della fiducia e previamente deliberate dal Consiglio dei ministri. Tale mozione deve essere data mediante appello nominale, cioè con voto palese, perché gli elettori hanno diritto di sapere quale è l’orientamento dei propri rappresentanti. Questa norma costituzionale ha un preciso scopo: quello di creare una stabile maggioranza politica. L'obbligo di motivare la mozione fa sì che i vari gruppi si impegnino, se favorevoli, a sostenere il Governo in modo stabile. La votazione a scrutinio palese serve a far sì che i vari parlamentari si assumano la responsabilità politica personale di sostenere il Governo. Questo afferma la nostra Costituzione e se si vuole qualcosa di diverso, occorre cambiarla, ma prima, in una democrazia reale, occorre seguire quanto previsto dalla vecchia Carta Costituzionale. Altrimenti sì che si corre il rischio – ed occorre dirlo chiaro e forte – di scivolare in situazioni politiche analoghe a quelle vissute in Europa negli anni 1920- 1930. Lo storico Renzo De Felice ha scritto molto sul “Fascismo come prodotto logico ed inevitabile dello sviluppo storico di alcuni paesi e come malattia morale dell’Europa”. Ricordiamoci che anche allora esportammo questo modello, frutto di un diffuso consenso tra classi eterogenee colpite dall’inflazione, da un forte disagio economico e sociale. Anche allora si chiedeva stabilità economica, sicurezza sociale, affermazione internazionale. Mussolini seppe raccogliere queste istanze cui lo stato liberale non sapeva rispondere. I due sentimenti che, a parere di molti, hanno innescato il Consenso al fascismo sono stati la Paura e l’ Illusione. Certamente i tempi sono cambiati e la forte esigenza di cambiamento, in chiave democratica, che è alle radici di questo importante movimento portatore di profonde innovazioni, la maggior parte condivise dalla stragrande maggioranza della popolazione (basti pensare all’abolizione dei rimborsi elettorali), non può essere assolutamente liquidato come un rigurgito fascista. Occorre però ricordare la storia e come un giustificato populismo sociale possa talvolta debordare e trasformarsi in qualcosa di diverso. Gli uomini liberi ed autenticamente democratici hanno l’obbligo di vigilare… Cordialmente Bruno Barra

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog