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ma davvero "EURES" aiuta i disoccupati italiani?

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Spettabile Direttore di "Libero", ho l'urgenza di esprimere il mio dissenso sull'articolo di Walter Passerini dedicato alle attività di EURES per quanto riguarda l'occupazione in Europa. Il fatto più umoristico è che sulla pagina adiacente de "La Stampa" del 04/03/13 c'era un altro articolo che lamentava della presenza in Italia della presenza di 1,5 milioni disoccupati over 40 anni. Non è per niente facile trovare lavoro all'Estero grazie ai servizi di EURES, l'articolo della "Stampa" è ottimistico e semplicistico. Anche io ho provato a proporre il mio curriculum, come i due meccanici spagnoli che hanno trovato lavoro in Finlandia, ma sicuramente un datore di lavoro straniero sceglie come prima opzione persone del Suo Paese e NON italiani che non parlano "abitualmente" lingue scandinave... Perché alcuni giornalisti presentano il problema del lavoro come una opzione a cui si può accedere solamente trasferendosi all'Estero? Come se all'Estero non ci fossero disoccupati "locali"! E ne fanno, invece, un problema di "cattiva" volontà, (o di inerzia, pigrizia) del cittadino italiano "richiedente lavoro"? Perché l'italiano è sempre quello pigro, incostante, involuto e il Migrante o l'Immigrato, invece, viene visto come soluzione a tutti i problemi occupazionali d'Italia e d'Europa? Propongo dei "carri bestiame"per "noi"pigri disoccupati italiani over 40, destinazione l'Utopia, cioè la Scandinavia! Riflettete, gente, riflettete. Riccardo Pedini

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