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la politica è anche una questione di metodo

E chi fa politica da tanto e di professione dovrebbe saperlo. Va bene criticare le posizioni politiche, va bene l’ironia o la battuta, ma una delle caratteristiche della sinistra, di certa sinistra ma non solo è sempre stata quella di demonizzare i nemici. Berlusconi, al di là delle questioni politiche, è il caso più eclatante. Ma quanti altri hanno subito le invettive personali di Pd e estremisti di sinistra o di destra. Al di là del buon gusto questo crediamo sia politicamente un errore. Un partito, una organizzazione, una istituzione non sono persone che rappresentano solo sé stesse, anche se per quanto ci riguarda il principio vale anche per gli individui. Secondo il vecchio adagio - Mai dire mai – può capitare a tutti di aver bisogno proprio di quelle persone che si trovano su posizioni avverse, anche antitetiche rispetto alle nostre e lo stesso vale persino per chi ha interessi contrapposti ai nostri. Il tempo passa e cambia in continuazione la realtà, è una banalità che è a tutti arcinota, solo degli arroganti ed anche un po’ superficiali si cullano nella certezza che per sempre in futuro potranno fare a meno di… Inoltre un dato politico, anche questo vecchio come il mondo equivalente all’adagio: si critica il peccato ma non il peccatore, prevede che si critichino le scelte politiche, le posizioni, ma non certo le persone che per i più disparati motivi le compiono. E per favore non entriamo nell’analisi dei pedigree delle motivazioni Se una persona è libera o addirittura è eletta in Parlamento significa che per le vigenti leggi ha diritto a godere di quella libertà e relativo rispetto, e di rappresentare quel ruolo. Punto. Che senso ha demonizzarla? Se commette un reato venga perseguita, se il reato è grave verrà rinchiusa nelle patrie galere o verrà interdetta dai pubblici uffici, ma sinché ciò non accade che senso ha l’insulto? Infantilismo politico, infantilismo tipico di chi vive la politica come una guerra fra i buoni e i cattivi che sono sempre ovviamente gli altri. Risultato? Bersani e la sinistra per vent’anni hanno criminalizzato Berlusconi che per le leggi italiane ha tutta la facoltà di fare politica presentarsi alle elezioni con i risultati che tutti conosciamo. Così oggi con buona pace dell’interesse nazionale, come vincitore, siappur numerico, il segretario PD non può stringere alleanze senza perdere la faccia. Ma lo stesso vale per Grillo: abbiamo ripreso dal suo blog la raccolta di insulti a lui fatti negli anni da Bersani: "Fascisti del web, venite qui a dirci zombie" "Con Grillo finiamo come in Grecia" "Lenin a Grillo gli fa un baffo" "Sei un autocrate da strapazzo" "Grillo porta gente fuori dalla democrazia" "Grillo porta al disastro" "Grillo vuol governare sulle macerie" "Grillo prende in giro la gente" "Nei 5 Stelle poca democrazia” "Grillo fa promesse come Berlusconi" "Grillo dice cose sconosciute a tutte le democrazie" "Grillo? Può portarci fuori da Europa" “Basta con l’uomo solo al comando, guardiamoci ad altezza occhi, la Rete non basta" "Se vince Grillo il Paese sarà nei guai" "Siamo di gran lunga il primo partito e questo vuol dire che siamo compresi. Perché a differenza di quello lì che urla, noi ci guardiamo in faccia, noi facciamo le primarie, stiamo tra la gente" "Indecente, maschilista come Berlusconi" "Da Grillo populismo che può diventare pericoloso" Ma davvero Bersani crede di non perdere la faccia chiedendo il sostegno di Grillo dopo quanto gli ha detto, tanto quanto se lo chiedesse a Berlusconi?. Non saper distinguere la critica politica dall’insulto personale è grave specie se poi l’insultato non è facilmente “comprabile” come certa politica ci ha abituato, per cui basta concedere uno strapuntino a risarcimento della campagna diffamatoria. Anche questa è vecchia politica. Ed anche in questo speriamo che Grillo sappia distinguersi dal vecchio. Non è una questione di rancore, vendetta ma di banale rispetto del prossimo, di diversità politica. Ciò detto, il discorso è esteso anche all’interessato ossia Grillo. Capisco che fa effetto l’insulto, fa uomini duri, magari consenso: anche gli sciocchi che si fanno suggestionare da un insulto votano, e vi ricordate Bossi quando parlando di un avversario politico ex Dc “il butterato” come lo chiamava, ebbe a dire “gli sbianco i capelli con una scoreggia in faccia”. Forse qualcuno crede ancora che il fine giustifica i mezzi, altri ci ricordano che invece li prefigurano. Se così fosse stiamo peggio di quel che sembra.

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