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GIUSTIZIA USA E ITALIANA

Dai telefilm americani abbiamo imparato una grande lezione di democrazia, che significa soprattutto: rispetto delle regole da parte di un pubblico accusatore nei confronti del cittadino qualunque, sia povero, ma anche e soprattutto di quello “in vista” ricco, che può essere attaccato per la sua posizione sociale presa di mira. Poiché negli USA l’accusatore può trarne dei vantaggi carrieristici da vittorie in tribunale, tanto più la persona perseguita è altolocata, tanto più le prove a suffragare un eventuale atto di accusa per un processo devono essere altamente qualificate ed a prova di difesa agguerrita. Di contro, l’ insuccesso, in un processo intentato contro una nota personalità può provocare addirittura la cacciata dello stesso Accusatore dall’ordine, per incompetenza, per sperpero di denaro ed essere, addirittura, incriminato del tentativo di procacciarsi meriti pubblicitari accusando un Vip nazionale. In Italia, invece, il pubblico accusatore ha la carriera programmata a prescindere dagli insuccessi, dallo sperpero di denaro pubblico e dai processi inutili ai danni di qualcuno dal pensiero politico avverso, potendo egli stesso manifestare idee politiche ed esprimere pareri al di fuori delle aule giudiziarie… Nel dopoguerra tale intoccabilità fu determinata per esigenze di difesa della magistratura da forzature politiche dei blocchi contrapposti, ma ora questa situazione porta inesorabilmente, a creare un settore della Nazione autoreferente, al di fuori di qualsiasi rapporto reale (e democratico) con la Società civile. E’ uno Stato nello Stato. La carriera unica programmata, infatti, comporta gestirsi in proprio la propria giustizia. Male che vada si subisce un trasferimento!

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