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Rosi Bindi e le preferenze

Rosi Bindi e le preferenze Il 7 marzo, durante una trasmissione televisiva della quale non faccio il nome, la signora Rosi Bindi, tra un distinguo ed un altro fra gli aderenti al PD provenienti dall’ex PCI ( funzionari di partito)e quelli provenienti dalla DC (ex Margherita ,radicati nel territorio)mi è parso che attribuisse il successo delM5S anche alla legge elettorale che non prevede la preferenza. Ancora una volta queste cariatidi della politica vivono fuori dal mondo, dimostrano di avere perso ogni contatto con il cittadino elettore. In Sicilia per il rinnovo dell’Assemblea Regionale era previsto il voto di preferenza e gli elettori ( certamente non meno smaliziati di quelli del resto d’Italia) all’interno delle liste hanno individuato i candidati da votare dopo aver scelto il raggruppamento politico. Il corpo elettorale, in quella occasione, ha conferito al M5S suffragi sufficienti per eleggere 15 deputati e fra gli inclusi in lista le persone da eleggere. Non si capisce come e perché a livello nazionale se fossero state previste le preferenze gli elettori avrebbero dovuto votare il suo raggruppamento che in verità ha ottenuto soltanto il 22,5 % di tutto il corpo elettorale. Ho l’impressione che si fosse votato con le preferenze la signora Bindi, catapultata in un collegio elettorale della Calabria, con una collocazione blindata grazie al purcellum, sarebbe rimasta al palo. Francesco Amoroso, uomo qualunque

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