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il Papa che vorrei

IL PAPA CHE VORREI Che sia alto, biondo ed occhi azzurri, pelle chiara, indiano o senegalese, malese o tibetano non ha importanza. Quello di cui mi preoccupo è che abbia, secondo me, la cosa più importante: l’attitudine a rivestire il ruolo a cui è chiamato. Ancora oggi si pensa forse più alla forma che non alla sostanza, ai protocolli e non vedere oltre la punta del proprio naso. Se da italiani pensiamo che la nostra costituzione con poco più di sessanti anni di vita sia per molti versi obsoleta e non più confaciente ai tempi, pensiamo solo per un attimo di quanti “ritocchi” ha bisogno un qualcosa che ha oltre duemila anni di vita. I tempi cambiano o meglio sono cambiati. Occorrono interventi radicali e le priorità non sono certo se ritornare o meno alla messa in latino al posto della lingua del paese dove viene officiata la santa messa. Auguro sin d’ora al nuovo successore della cattedra di Pietro, che in queste ore si sta designando in conclave, che possa essere annoverato come il Papa delle “riforme” proprio di quelle riforme di cui veramente si sente la reale necessità di avere. Lì, 12 marzo 2013 Gianfranco Tirone

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