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Il segno della barbarie

Gentile direttore, Sono un architetto di 63 anni, ex docente di Storia dell’arte e presidente del più grande museo europeo sull’armamento militare romano: un argomento particolare che mi ha decisamente coinvolto negli ultimi tempi. Devo confessare che sono passati molti anni da quando non sono più stato a Roma a visitare i Musei Vaticani, cosa che però ho fatto due mesi or sono: e, in quella occasione , uno dei miei primi obbiettivi era senza alcun dubbio la Cappella Sistina. Ma, quando sono entrato nella grande aula, con grande rispetto ed emozione, mi sono irrigidito ed ho visto concretizzare di fronte ai miei occhi, il più orrendo crimine mai compiuto da esseri umani nei confronti di un opera d’arte. Vede, io sono, come molti architetti della mia generazione di estrazione artistica, e inevitabilmente, anche pittore e scultore, cosa questa che in quei tempi non rappresentava una eccezione, ma una regola, di fronte alla quale era necessario sottostare: tra l’altro, in quel periodo, ho avuto anche la fortuna, di avere, come docenti, il grande Pat Capogrossi, il pittore Sanfilippo, e lo scultore Mazzacurati: senza contare i tanti e grandi maestri che allora frequentavano l‘accademia di Roma. Tutto questo lo dichiaro solo per dimostrare il fatto che il mio giudizio purtroppo, non rappresenta quello di un profano. Michelangelo è stato il mio maestro ideale e di lui credo di conoscere i più intimi segreti: si può immaginare quindi che, quando ho visto, l’orrore compiuto da individui probabilmente più vicini ai salotti della Curia che alla storia dell’arte antica, ho compreso che non esiste limite alla barbarie e alla incapacità di saper valutare chi poteva essere in grado di fare quell’intervento così delicato, e che non doveva essere così invasivo. Vede, signor direttore, entrare nei dettagli è complicato, ma dobbiamo ricordare bene come il Buonarroti fosse fondamentalmente scultore: il suo mestiere di pittore è stato un evento prestigioso ma un po’ contronatura: cosa che comunque egli ha sempre condottocon una maestria non comune. Dobbiamo citare anche ciò che egli deve aver provato entrando in quella grande aula anonima, che ha fatto poi diventare una delle più grandiose costruzioni classiche della nostra storia: egli ha proposto, prima di tutto, una architettura potente, fatta di chiari e di scuri, dentro alla quale ha fatto poi vivere le sue macchine umane, più materiche, fino a diventare competitive con le volte stesse: e, da grande spazialista qual’era, ha creato astratte masse con forte contrasto, perché questa era la sua natura, la sua vita, ed era un modo di fare che egli concretizzava anche nei suoi dipinti , come ad esempio nel tondo Doni. Quella energia, che oggi è stata completamente demolita, è diventata un tavolozza, smorta, dove le figure si fondono con il tutto, e dove l’archiettura affoga nel nulla: di Michelangelo si è fatto un pittore d’atmosfera, e non quel vulcano di forza divina quale egli era. Ma, il dramma vero, non è solo quello di aver spento il suo spazio e le sue forme, ma di aver annullato la sua “luce”, fondamentale per un autore materico come Michelangelo: essa, una volta magica e paganamente misterica è stata spenta e resa volgare, in maniera tale che nemmeno un “maestro” di scuola media di educazione artistica, avrebbe accettato da parte dei suoi studenti: in quel luogo si vedono oramai, pesi di colore così sbilenchi, improbabili e volgari, che viene da piangere: ci sono letture così becere e barbare, che non esistono parole per descrivere quell’ignominia. Chi conosce questo mestiere, e le sue regole, sa che le forme ed i colori sono strumenti di lettura: ognuno di loro ha una struttura precisa, una composizione, sopratutto un peso, una relazione con la propria anima e non ultima, una essenza umana e divina. Quello che però mi chiedo, aldilà di discorsi e considerazioni di vario spessore, come “nessuno“, o “nessuna voce illustre” si sia espressa, e tormentata nel proprio letto dopo aver visto quell’ignobile infamia. Nessuno ha gridato allo scandalo ed ha pianto, nessuno si è esposto per dire “ non è possibile”…abbiamo distrutto uno dei nostri patrimoni più grandi ed irripetibili…e quando ho letto le note di coloro che hanno massacrato quell’opera, ho trovato la frase magica: ” sono state utilizzate tecnologie avanzate che ci hanno permesso di scoprire il vero colore dell’opera michelagiolesca mascherata dalla cera”… Questa affermazione, è ancora peggiore della incapacità, inerzia e vergognosa ignoranza di chi ha permesso tale scempio. Chiedo allora, a quei pochi che sono ancora in grado di “ vedere”.., di leggere e di sentire un opera d’arte, di stare nella pelle dell’artista, di valutarlo per quello che ha fatto, di comprenderlo perché abbiamo stravolto il lavoro del più grande architetto e scultore del suo e di tutti gli altri tempi: uno che aveva il solo grande obbiettivo di esaltare le forme, l’essere spirituale umano ed il suo mondo interiore : per Michelangelo il colore rappresentava solo ciò che lo aiutava a far risaltare la vita, a far sognare: non era una tinta ignobile e azzurrina come il fondo del giudizio Universale, o fosforescente e riverberante come certe macchie ignobili dei mantelli che sembrano diventare il soggetto più importante di tutta l’opera. Signor direttore, non credevo che prima di morire avrei visto questo scempio… Silvano Mattesini

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