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In risposta al "Virus d'Oltralpe"

In riposta al post di Beppe Grillo sulle critiche teutoniche, definite d'Oltralpe anche se sarebbe più corretto definirle mitteleuropee, visto che nel lunguaggio comune il popolo che vive oltre le nostre Alpi è quello francese (al massimo quello tedesco o austriaco, non di certo quello tedesco). Io da parecchi mesi mi sto facendo domande, da cittadino, da Italiano. E' molta la simpatia che mi ispira il movimento di Grillo, ma anche molti gli interrogativi. La simpatia è innegabile, come lo è per molti Italiani esasperati, innegabile quando si parla di un mondo e una politica più pulita, dalle fonti rinnovabili al risparmio energetico, da una spending review che sia vera e fattibile al taglio dei costi dei parlamentari (per quanto poi questa cifra possa davvero incidere sul bilancio di una nazione avvezza agli sprechi, alle tangenti, alle iperprescrizioni farmaceutiche, alle raccomandazioni parentali nella Sanità e Amministrazione pubblica...). Quello che più mi chiedo: siamo davvero sicuri che questo sia il metodo giusto? E soprattutto: il più democratico? E' democratico l'uso esclusivo della rete per la propaganda del proprio programma e per reclutare gli eleggibili, in un paese informaticamente retrogrado? E' democratico il metodo di minacciare sistematicamente di epurazione chi vota in base a un'opinione personale? E' democratico il divieto di apparire in televisione, il mass media più imponente degli ultimi 6 decenni? L'unico per ora, con la radio, in grado di raggiungere veramente tutta la popolazione? Abbiamo criticato per vent'anni il metodo "dell'uomo solo al potere", e sapete a chi mi riferisco. A chi, per potere economico, mediatico, edilizio, amicale e forse anche per forza carismatica, ha monopolizzato la scena politica italiana. Dapprima con un movimento a suo modo "rivoluzionario", che anch'esso rifiutava il termine partito, che lodava e arruolava i "capaci", "chi sa farsi da solo", i "volti nuovi". Si chiamava Forza Italia. Un movimento dapprima, un partito poi che, nonostante le indiscutibili contraddizioni, personalismi e interessi egoistici del suo leader, un partito comunque per vent'anni votato da un Italiano su tre (chi per fedele devozione da tifoso, chi perchè turandosi il naso non trovava rappresentazione alternativa agli ideali liberisti), ha per lo meno concesso la crescita e la notorietà di personalità diverse: dalla Mussolini a Casini, da La Russa a Tremonti, da Gasparri a Rotondi, abbiamo per lo meno potuto ascoltare la loro posizione, il loro punto di vista, imparare a conoscere la loro faccia. Il movimento che spopola oggi invece lo vieta, e questo, da Italiano, un po' mi spaventa: il modus operandi del "non metterci mai la faccia", anzi, del metterci sempre una sola unica faccia, dell'essere portavoce e capogruppo pro tempore, non solo giustifica alibi individuali, ma mi dà la raccapricciante sensazione di avere una sola persona che, attraverso il suo autoreferenziale codice di comportamento, occupa paradossalmente da solo 163 scranni del nostro parlamento pur non occupando fisicamente nessuna poltrona. Un'ubiquità categorica e paranormale (prefisso -para inteso come senso di alterazione, deviazione da ciò che sarebbe normale). Mi ricorda spesso quei sistemi motivazionali piramidali alla "Yes man", dove o gridi e ti carichi insieme a tutti, o non sei nessuno e vai fuori. Spero vivamente di sbagliarmi. E spero che questo mio post domani sia ancora visibile (n.d.r.: sulla pagina di Beppe Grillo a cui rispondo in copia) nonostante metta in dubbio il metodo di questo "popolo della democrazia del web" oggi così... popolare. Tanto, in ogni caso, mi leggerà solo chi una connessione web la ha, e la sa usare. E spero soprattutto in ultimo che non sia questo a spaventare così tanto i Tedeschi che, quanto a dittature e memoria storica, purtroppo o per fortuna, ne sanno molto più di noi.

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