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Lettera ai maturandi 2013

Dovete perdonarci, a noi diciottenni di fine anni Ottanta, abbiamo creduto nell’Europa che stava nascendo, abbiamo cantato Wind Of Change fino a diventare afoni, sognando un continente dove potessimo studiare, vivere e lavorare senza difficoltà in ogni angolo del territorio, colorando di gioia e prosperità noi stessi e i Paesi che erano stati soffocati oltrecortina, festeggiando senza più Guerra fredda. Per rimanere in tema musicale, senza più Sting che aveva successo cantando Russians. Leggete i testi di queste canzoni, non saranno mai sui libri di storia, ma sono ciò in cui credevamo nell'età spensierata. Il risveglio è stato brusco, più che l’unione dei popoli e delle possibilità, assistiamo soltanto alla crescita di un sistema famelico e ingordo di risorse finanziarie. Spagna, Grecia, Portogallo e ora Cipro, che nel delirio europeista si è dimenticata di essere un’isola fantastica. Che cosa è questo, se non euro nazismo? Chi non è abbastanza forte e credibile deve pagare, non più col sangue, ma con i risparmi, i sacrifici e ipotecado ogni aspettativa e prospettiva. Una corsa senza senso perché al mostro non basterà mai. Perdonateci, non siamo stati capaci di reagire nel momento giusto, abbiamo considerato la politica qualcosa di inarrivabile e complesso, di sporco e corrotto a prescindere, allontanandoci dalla vita civica, dalle istituzioni fatte dai padri per noi, dimenticando, snobbando a volte, anche la memoria chi aveva dato la vita per permetterci la libertà. Non fate i nostri errori! Non permettete ai dinosauri che stanno a Bruxelles, che nulla hanno creato né rischiato nella vita, che ogni giorno incassano quanto voi non prenderete in un mese, di programmare il vostro futuro. Ribellatevi, siete soltanto voi che dovete progettarlo, non è questione di destra o di sinistra, ormai è a rischio la dignità stessa dell’individuo, la sua unicità in una Eurocrazia che ha reso uguale anche i fogli dove scrivere il curriculum vitae. Non permettete che vi considerino tutti uguali, non lo siete! Siete invece unici e preziosi. Ecco perché dovete reagire, ed ecco perché il pensiero di avere uno degli artefici di questo disastro come Presidente della Repubblica mi infastidisce. E perché quel lenzuolo azzurro, con le stelle messe in cerchio, non sarà mai la mia bandiera.

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