Cerca

la liturgia del pontefice

La liturgia secondo Francesco, vescovo Non abbiamo ancora elementi sufficienti per dire quale liturgia abbia in mente il nuovo pontefice. Non sappiamo quali ‘irritualità’ vorrà porre in seno alla grande tradizione della liturgia cattolica. Molto probabilmente ne vedremo delle belle. Soprattutto se attorno a lui ci saranno dei pastori-collaboratori liberi, propri della parresia evangelica, il rito cristiano rischierà di riprendersi in toto le arcane proprietà antropologiche. A giudicare da questi primi giorni e in modo particolare dal suo primo affacciarsi sul balcone della loggia di san Pietro, il vescovo Jorge pare abbia 10 in liturgia (forse 9 e mezzo). Il silenzio che ha chiesto e invocato, l’inchino verso i fedeli, il chiedere il pregare per lui e con lui, il tono della voce, le parole dette e dette con quei gesti, la sincera spontaneità del vescovo argentino, presagiscono una liturgia per l’uomo e non un uomo per la liturgia. Con le dinamiche celebrative rispettate e messe in essere l’azione liturgica assume e promuove tutta la sua forza performativa: questo pare emergere dall’actio rituale-pastorale di Francesco pontifex. Ma come la mettiamo con l’oro, i paramenti sacri, i protocolli rituali e con l’incenso? Il vescovo di Roma utilizzerà e adopererà tutto il palinsesto liturgico della grande tradizione cattolica? Abbiamo visto pontefici rinunciare alla tiara, alla sedia gestatoria: cosa farà ora Bergoglio? E’ vero, questi apparati sono sovrastrutturali, non sono in sé elementi liturgici e il cambio di registro del nuovo pontefice (discorsi a braccio, incontrare e toccare i fedeli in assemblea, salutarli alle porte, ecc.) non sovvertirà la liturgia pontificale ma forse favorirà una rinnovata aria celebrativa. Questo a sostegno della tesi che, certo la liturgia è l’azione di Cristo, da lui fatta (elemento oggettivo), ma senza il lavoro dell’uomo (elemento soggettivo) essa appare poca cosa. Che dignità ha l’uomo che celebra! Visto il nome Francesco si potrebbe pensare quindi che le nuove celebrazioni saranno francescane (niente oro, niente vesti liturgiche ieratiche, poco incenso...). Noi crediamo e speriamo di no. La bimillenaria storia della Chiesa cattolica ci dice che la sposa di Cristo è sì peccatrice ma soprattutto madre, capace in sé di raccogliere, unire ed esprimere le varie istanze carismatiche, ministeriali ed ecclesiali senza mai identificarsi in nessuna di esse. Ha accolto i benedettini, i domenicani, i francescani, gli agostiniani, la compagnia Jesu… Si è arricchita delle loro spiritualità e teologie ma è sempre stata più grande di loro. Cristo poi teneva bisaccia, portava i sandali e dei suoi alcuni erano artigiani, si mantenevano lavorando senza chiedere l’elemosina. A confronto del poverello d’Assisi, il modus vivendi di Cristo non era francescano. Non esaltava la paupertas. Una Chiesa e una liturgia austera sì, indigente come il giullare di Dio voleva per i suoi, no. All’uomo con il saio la sua forma. L’ecclesia deve tutto contenere. Sergio Benetti Docente irc, licenziato in Liturgia pastorale Dueville Vicenza

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog