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Il Partigiano nonpaga

In merito all’articolo pubblicato su “Libero” il 12 marzo u.s., con il titolo “Il Partigiano non paga” firmato da Massimo Costa, chiedo che venga pubblicata questa mia: 1. Respingo l’illazione secondo la quale l’Istituto pedagogico della Resistenza -IpR- ha una sede (ovunque fosse) per realizzare eventi, iniziative e progetti che si sottintendono inutili perché ispirati da principi “datati” (?!). Quella “inutilità datata” ha garantito Libertà a tutti i cittadini italiani, anche a coloro che hanno ostacolato il difficile, pericoloso e tragico lungo cammino affinché a quella Libertà si giungesse. L’Istituto, inoltre, condivide senza compenso i propri progetti, da decenni, con la Pubblica Amministrazione e con le Università, le Scuole primarie e secondarie del Paese, della Regione, della Provincia e della Città di Milano, tuttora medaglia d’oro per la Resistenza; esso, inoltre, è ricompreso tra le Biblioteche ed i Centri di documentazione del Comune di Milano (dal sito Internet del Comune, sull’IpR: “La biblioteca è specializzata sul tema della Resistenza e della storia della seconda guerra mondiale, soprattutto per quanto riguarda la didattica. È presente un cospicuo fondo di tesi di laurea in storia e uno relativo agli anni Settanta. L’Istituto pubblica materiale informativo che diffonde nelle scuole. La biblioteca è rivolta in particolare a un’utenza adolescenziale, per la quale sono disponibili altri tipi di servizi, oltre alla già citata sala di lettura, tutti gratuiti: sala polivalente per gruppi teatrali amatoriali, spazi percorsi organizzati dallo stesso Istituto.”). 2. Segnalo che per dodici anni l’IpR è stato oggetto di malevole attenzioni, anche gravi, sfociate dapprima in due procedimenti amministrativi (L. 241/ 1990) mirati ad ottenere lo sgombero della sede IpR, procedimenti scaturiti nel nulla a seguito dell’accesso agli atti e della produzione di osservazioni scritte da parte dell’Istituto stesso, ossia: l’Amministrazione di centro destra per ben due volte promosse inutili iniziative in sede amministrativa, ottenendo un rigetto implicito delle domande, evidentemente basato sulla appurata infondatezza delle pretese azionate. In seguito, nonostante ciò, l’IpR è stato convenuto anche davanti al Giudice Ordinario del Tribunale di Milano, sempre su impulso dell’Amministrazione di centro destra: nella sentenza scaturitane, che ha visto soccombente il Comune di Milano, condannato anche alle spese processuali, fra le altre statuizioni si legge che la concessione del 1983 non solo era legittima ma ancora in essere e valida, e che l’attore non è stato in grado di documentare in giudizio nemmeno la titolarità del diritto di proprietà sul bene. Avverso detta sentenza non è stato proposto appello e pertanto essa è passata in giudicato. 3. In tale contesto, a onor del vero, è l’attuale Amministrazione, “il parlamentino arancione”, che ha finalmente deciso di riprendere seriamente in esame la vicenda, con spirito costruttivo e con trasparenza, deliberando di regolamentare per il futuro in modo diverso il rapporto concessorio e stabilendo così dei “confini”, anche temporali, in osservanza alle risultanze documentali e dopo avere preso atto dell’accettazione sostanziale della sentenza stessa da parte di chi ha perso la causa (come evidenziato, il provvedimento non è stato impugnato ed è ormai passato in giudicato). E ciò a differenza della precedente Amministrazione di zona, che da un lato trattava con l’Istituto per la modificazione del rapporto giuridico e dall’altro, pur in pendenza di trattative, contestualmente promuoveva azioni (in principio a nostra insaputa) per ottenere lo sgombero dei locali (!) in violazione dei principi più elementari di buona fede nell’ambito della negoziazione. 4. Segnalo inoltre che i tre procedimenti citati (due amministrativi ed uno ordinario) azionati dalla precedente Amministrazione, sono stati pagati con soldi pubblici (cioè con i soldi dei contribuenti) poiché i costi degli uffici interessati e dell’Avvocatura del Comune sono sostenuti con denaro pubblico. Nonostante tre sconfitte (l’ultima come evidenziato con condanna alla refusione delle spese legali) ed un giudicato che ha ormai chiarito definitivamente la liceità della nostra permanenza a titolo gratuito nei locali in virtù della concessione del 1983 (il Tribunale ha infatti stabilito in modo ormai definitivo che nulla ad oggi è dovuto dall’Istituto alla P.A.)… nonostante tutto (!)… alcuni rappresentanti dell’opposizione di centro destra ancora insistono e persistono nella stessa direzione, con l’appoggio di giornalisti “partigiani” (!): siamo forse di fronte ad un’ossessione di carattere meramente politico? Infine, è opportuno, quanto meno auspicabile, che chi ambisce ad amministrare una comunità sappia distinguere fra una Delibera d’indirizzo e la firma di un accordo. Opportuno sarebbe, inoltre, che un giornalista si documentasse compiutamente prima di scrivere ed evitasse di schierarsi senza apparente motivo contro associazioni che evidentemente sono tuttora percepite dai più come una risorsa per la cittadinanza, per la Scuola, per non perdere la memoria storica di un periodo buio, culminato grazie al sacrificio di molti con la Liberazione e con la nascita della nostra Repubblica democratica, la cui Costituzione è tuttora ispirata a valori di Resistenza largamente condivisi. Grazie, Angela Persici (Presidente IpR)

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