Cerca

SOLO UNA RIVOLUZIONE CULTURALE CI PUO' SALVARE

Gentile Direttore, bisogna convincersi che, se non vogliamo essere spazzati via dallo tsunami demografico che si sta preparando alle porte di casa nostra, dobbiamo ritornare a essere come eravamo negli anni dell'immediato dopoguerra. C'era la voglia di tirarsi su le maniche, di ricostruire, ci si impegnava, si faticava, si facevano sacrifici, si vedeva sempre più luce in fondo al tunnel, c'era la convinzione che il futuro sarebbe stato migliore. Le famiglie erano più coese (e non allo sfascio come oggi), il lavoro era visto come un mezzo e non come un fine, tutti i lavori onesti avevano uguale dignità, si era ottimisti e a trent'anni un operaio era in grado di mantenere moglie e figli. Dico "figli" al plurale a ragion veduta, perché all'epoca i figli unici erano l'eccezione e ogni giovane italiano aveva la fortuna di avere uno o più fratelli. A distanza di qualche decennio (non sono passati secoli, per quanto incredibile possa sembrare, data l'impressionante entità del cambiamento), ci ritroviamo il popolo più vecchio e meno prolifico del mondo, il Paese degli sfortunati figli unici che saranno costretti ad affrontare a mani nude sfide globali impossibili e che considerano il lavoro un fine e non un mezzo, tragicamente ostinati a pretendere un lavoro corrispondente a titoli di studio inflazionati e privi ormai di qualsiasi valore di mercato, vittime di genitori che attribuiscono dignità solo ad alcuni tipi di lavoro e che ingenuamente pensano che si possa fare a meno di tutti gli altri, destinati perciò a un'eterna precarietà e all'autoemarginazione sociale. Il quadro è veramente a fosche tinte. L'indipendenza economica di questi giovani è a fortissimo rischio, sta diventando sempre più un miraggio, tende sempre più ad arrivare fuori tempo massimo, cioè a un'età in cui è difficile e complicato avere figli. Per questo motivo queste generazioni per forza di cose non lasceranno quasi traccia di sé nella futura umanità. Siamo passati dall'ottimismo degli anni del nostro maggiore sviluppo economico e demografico al pessimismo senza confini di questi anni del declino economico, morale e demografico che si prospettano come i più bui della nostra storia recente. Sono convinto che solo una rivoluzione culturale, intesa come recupero di molti valori del passato che si sono persi, ci possa salvare. Con i più cordiali saluti.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog