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Processi finiti nel nulla

Nell’articolo di Filippo Facci, intitolato “Ecco perché Travaglio Odia Grasso”, leggo che uno degli insuccessi di Caselli (ossia dei processi finiti nel nulla) è il processo Andreotti, ed inoltre, che Andreotti è stato assolto. Si tratta di una grave inesattezza, visto che La Corte di Cassazione, con sentenza n. 49.691/2004, definendo il processo a carico dell’imputato Andreotti, ha così deciso (trascrivo, per brevità la massima ufficiale della decisione) : “In tema di associazione per delinquere, integra la condotta di partecipazione, specie in mancanza di un'affiliazione rituale, l'esplicazione di attività omogenee agli scopi del sodalizio, apprezzabili come concreto e causale contributo all'esistenza ed al rafforzamento dello stesso, da parte del soggetto che ne sia stato accettato e in esso sia stabilmente incardinato con l'assunzione di determinati e continui compiti, anche per settori di competenza. (La Corte, con riferimento ad un periodo temporale precedente all'entrata in vigore dell'art. 416 bis cod. pen., ha riconosciuto la correttezza del ragionamento probatorio della Corte di appello, secondo cui l'imputato, facendo leva sulla sua posizione di uomo politico e di Governo di rilievo nazionale, aveva manifestato la propria disponibilità - sollecitata o accettata da "Cosa nostra" - a compiere interventi in armonia con le finalità del sodalizio, avendone in cambio la promessa, almeno parzialmente mantenuta, di sostegno elettorale alla sua corrente politica e di eventuali interventi di altro genere)”. Si legge nella sentenza che l’accusa di concorso in associazione mafiosa è, per i fatti fino al 1980, adeguatamente motivata e si sottrae a vizi logici, ma che il reato era ormai prescritto.

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