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Onore ai nostri due marò

Egregio Direttore, ho ascoltato in diretta il discorso del Presidente del Consiglio sul caso dei due marò italiani, rinviati in India. Ritengo che il Presidente Monti avrebbe dovuto meglio precisare il modo ed il tempo in cui ha avuto inizio del dramma dei due militari italiani. Quel dramma non è iniziato nel momento in cui i militari hanno aperto il fuoco contro presunti navigli pirati , non è iniziato, nemmeno, nel momento in cui la nave commerciale italiana è stata attirata nel porto indiano . Quel dramma è iniziato nel momento in cui il nostro governo , su suggerimenti , evidentemente, non corretti o quantomeno superficiali, ha consentito di mettere a bordo di navi civili, per la loro difesa contro attacchi di pirati ,dei militari in servizio senza aver , a mio avviso, stabilito in modo inequivocabile chi assume il comando operativo e prende decisioni rapide ed inequivocabili in caso di incidente nautico, tipo quello che si è verificato. Questa lacuna , accennata dal Presidente Monti nel corso del discorso, non avrebbe dovuto esserci, proprio per evitare conflitti di competenze ed incomprensioni che sono alla base di tutti gli errori fatti in successione ai noti eventi. In generale non sono i militari che devono essere posti agli ordini di civili, ma i civili che vanno posti agli ordini dei militari in situazioni di emergenza, come è quella della pirateria. Se la pirateria non è una emergenza , allora, i due comparti debbono rimanere separati e la soluzione della difesa dei navigli va ricercata in modo diverso. Adesso se ne comincia a parlare e tutti pronti a gridare allo scandalo. Nel momento dell’incidente il Ministro della Difesa, accertata la grave omissione , avrebbe dovuto subito dare le dimissioni. Non mi risulta che sia stato fatto. Il calore della poltrona è, evidentemente, più importante della vita di due nostri militari a cui va il nostro incondizionato sostegno. Onore ai nostri due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, esempio per tutti gli italiani nel momento più buio del nostro Paese.

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