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UN PAPA COMPAGNO DI MERENGUE?

Pare che il Papa Francesco voglia rimanere ad abitare in una stanza della "Domus Sanctae Martae", pranzando e cenando nella mensa con gli altri ospiti. Seppur queste ultime scelte non invadano campi ufficiali del MagisteroPetrino, di certo un po' mi fanno temere. Non tanto per questioni di infranto cerimoniale (che comunque ha un suo motivo e uno determinato scopo): non vorrei che questo atteggiamento da "allegro compagnone" (tipico dell’animo latino da sempre poco avvezzo al formalisto curiale) si trasformasse poi anche in scelte che vadano a toccare il nucleo del primato petrino. Quando l'ubriacatura mediatica finirà, in molti (come in tutti i postumi delle ubriacature etiliche) saranno un po' intontiti. Capiranno che se il "capo" si livella troppo al piano dei sottoposti, si corre poi il rischio che quelli non riconoscano più quel sentimento onorario/riverenziale di obbedienza gerarchica (non solo in campo dottrinale ed etico, ma anche e sopratutto disciplinare) di un loro superiore "amicone". Nel contempo potrebbe insorgere una sorta di imbarazzo nel dover prendere spiacevoli provvedimenti nei confronti dei suoi "compagni di merende (o...di merengue?)". Mia nonna -ebbene sì, anche la mia nonna diceva cose sagge!!- diceva sempre: "troppa confidenza toglie la riverenza" Un conto è fare l'Arcivescovo di una Chiesa del Sud America (con le sue peculiarità e necessità), un altro è dover governare tutta la Chiesa universale. ALBERTO SANNA

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