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Una certa idea di stato nemico

Nel bel mezzo di una crisi economica drammatica, quale non si ricordava dall'ultima guerra, ad emergere, e ad aggravare la fatica del vivere quotidiano, è una certa idea di stato nemico, del quale neppure gli emergenti partiti della protesta sembrano accorgersi. Eventi di risonanza nazionale, come i poveri marò rispediti ad attendere giustizia indiana, in patente difetto di giurisdizione, o come la sentenza di condanna del senatore, le cui indagini iniziarono nel 1994, dicasi diciannove anni di attesa, una pena che spesso non scontano neppure gli omicidi, si accompagnano a incursioni quotidiane fiaccanti: le cartelle con sanzioni e interessi che superano il capitale dovuto; il CUD del pensionato ottantenne da scaricarsi online; la banca locale che mette in ginocchio il piccolo artigiano in virtù delle regole di bilancio europee; la P.A. che non paga i propri debiti neppure dopo anni, e si potrebbe continuare. Credo si vada seppellendo quel contrattualismo, risalente non a Rousseau ma a Marsilio da Padova (1278), fondativo degli stati moderni, che si legittimano solo iuxta subditorum voluntatem et consensum, e che presto ridiverrà urgente l'antica questione tommasea, per il quale lo stato è solo un prodotto necessario alla soddisfazione dei bisogni umani: fino a quando la lex humana dev'essere obbedita se essa si pone in contrasto con la lex naturalis? E lì la protesta diverrà atomica, altro che grillini, altro che innamoramento delle istituzioni, oggi auspicato dalla neo presidente Boldrini, che ha girato il mondo, ma non credevo venisse da Marte. Luca Cipriani - Pescara

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