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La nostra esistenza in un sacco nero

“ciao Bartolo... leggendo il tuo ultimo articolo dove citi l'episodio di Attilio al cimitero, non ho potuto fare a meno di pensare al mio carlino Gabor anche lui sulla soglia dei quindici anni, è vecchio quasi cieco e semi paralizzato agli arti posteriori, la sua vivacità e la sua acutezza lo rendono sempre vigile e partecipe alla vita famigliare, ma mi rendo conto che il giorno che verrà a mancare si avvicina sempre più. Ho rifiutato la proposta del veterinario di sopprimerlo e con Rosa abbiamo deciso di accudirlo in tutte le sue necessità fino alla fine... ti racconto tutto questo perché quando hai parlato di cimitero, ho pensato che i nostri piccoli amici, quando non ci saranno più, nella migliore delle ipotesi finiranno in un sacco nero e cremati nell'inceneritore di un veterinario o peggio in quello comunale, perché non possiamo avere la possibilità di avere un cimitero per animali ?”. Così scrive, amici carissimi, il nostro Silver Shado in un messaggio a me riservato. Per onestà d’informazione e soprattutto di chiarezza, Siler Shado non pone un problema di sepoltura o cremazione ma, piuttosto, quello di riuscire a far riposare il nostro amico in un luogo ben definito. Il suo ragionamento è sottile, non poggia l’accento sul cimitero per animali ma su un aspetto che solo il “dolore”, col suo acuirsi, riesce a evidenziare con una domanda molto cruda: tutto deve finire nell’immondizia? Mi rendo conto che chi non ha mai posseduto un animale, trovi l’argomento, almeno, singolare. Io stesso, che ho sempre amato gli animali, ma non avendone mai posseduto uno se non a tarda età, mi stupivo se una persona piangeva per la perdita del suo cane o gatto, o altro. Poi arriva il gran giorno, quello nel quale si arriva a casa con un “peluche” vivo, in carne e ossa. La moglie, all’inizio, si arrabbia mentre i figli sono entusiasti. Poi il “fagottino” conquista i cuori dell’intera famiglia, in primis quello della moglie. La condivisione è totale, per i tanti momenti brutti ai quali la vita ci sottopone ma anche per i momenti di felicità. Il nostro “amico” è sempre vigile a qualsiasi mutamento. I figli crescono e decidono di andare a vivere per conto proprio mentre “lui”, imperturbabile, rimane al nostro fianco. Per una strana legge di Natura, può capitare che anche la persona più cara della famiglia vada via perché Qualcuno ha deciso così. Egli, non esso, rimane lì al tuo fianco, a leccare le ferite di un dolore incolmabile. La casa ora è vuota mentre i ricordi e gli oggetti affollano la mente di chi è rimasto solo. Qualche volta, mentre sei in compagnia dei tuoi pensieri, te lo vedi arrivare con un maglione in bocca… quello di colei che non c’è più. Come se volesse suggerirti che qualcosa, nonostante tutto, rimane. Un invito ad annusarlo affinché la memoria olfattiva possa restituirti una parte della tua stessa vita. Poi arriva, dopo molto tempo, una nuova compagna, una Donna, Lei, la parte mancante di te, quando hai già perso ogni speranza. Manca ancora una cosa: il consenso di lui. Il suo intuito, al contrario del nostro, è infallibile. Un “arf-arf”, l’accettazione di una carezza e avviene il gesto tanto sperato, la condivisione. Oggi, Attilio come Gabor, è vecchio, stanco, ammalato, quasi cieco e completamente sordo. Ho comprato una borsa con le rotelle affinché possa godere, nelle consuete passeggiate, il sole di primavera. Questa mattina, il veterinario mi ha detto: “Dobbiamo accompagnarlo alla fine serenamente”. Intendeva dire “farmacologicamente”. Non me la sento di usare quell’altro termine. Attilio rimarrà al fianco mio e di Cristina fino alla fine, come Gabor accanto ai suoi “genitori”, Silver e Rosa. E dopo? Raccogliamo quei sedici anni di ricordi e li mettiamo in un sacco nero?

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