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Dimissioni

Caro Direttore, dopo aver meditato a lungo le scrivo per informarla che ho definitivamente deciso di dimettermi da italiano. Questo paese non è più il mio, la Patria a cui da alpino ho giurato fedeltà non esiste più quindi ho deciso di dimettermi. Questo paese è allo sfascio e purtroppo l’unica cosa che funziona egregiamente è la corruzione e la cialtroneria della classe politica. Abbiamo una magistratura infangata da personaggi all’ingroia, un popolo incapace di indignarsi di fronte alle schifezze più ignobili, tutto passa su coscienze divenute impermeabili a tutto. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’ignobile comportamento nei confronti dei due Ragazzi del Battaglione San Marco, abbandonati a loro stessi senza un briciolo di dignità. Abbandonati da un ministro della difesa innominabile, un ministro cresciuto tra l’altro in una delle istituzioni più nobili e gloriose, uno che viene dall’Accademia Navale di Livorno. Da un ministro degli esteri che non merita nemmeno di essere citato e che il solo fegato che conosce è quello alla veneziana…Una nazione che scende in piazza per tutto, dalla TAV al salvataggio del “rospo silvestre” è totalmente indifferente al fatto che due soldati d’Italia vengano usati come merce e rispediti in un paese ostile senza un minimo di tutela, rinunciando totalmente alle nostre prerogative nazionali, nell’indifferenza dell’Europa e degli Stati Uniti che hanno dichiarato che la cosa non è di loro competenza. Mi piacerebbe vedere come si sarebbero comportati, americani, inglesi o tedeschi se fosse capitato a loro. Ricordiamoci i fatti del Cermis o la guerra delle Falkland. Da noi invece tutto passa sotto silenzio nell’indifferenza totale. Ci limitiamo al disappunto e alla garanzia che per quei Ragazzi non ci sarà la pena di morte, come se trascorrere 20 anni in un carcere indiano non sia peggio che morire. Nessuno scenderà in piazza, nessuno urlerà VERGOGNA! Onore, Patria, Fedeltà sono vocaboli sconosciuti che solo gli alpini e pochi altri cercano disperatamente di tutelare e infatti l’unica cosa da cui mai mi dimetterò è da alpino, mai abbandonerò quel cappello con la penna nera che è rimasto l’unico baluardo a ricordo di quello che una volta era l’Italia. Mi rifugerò sulle mie montagne tra gente semplice e generosa e scenderò a valle solo per rivedere i miei alpini di tanti anni fa, ragazzi che da umile comandante di plotone non avrei mai abbandonato e che mai mi avrebbero lasciato. Gli unici con cui ci si intende con uno sguardo e una stretta di mano anche dopo quarant’anni . Questo paese non mi chieda più niente, non è il mio. Andrò avanti a pagare le gabelle ma niente di più. Non mi si chieda di votare o altro. Merita di più il mio cane che il migliore degli attuali parlamentari. Lui è fedele e ha dignità da vendere. Aldo Maero

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