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Repubblica Monarchica Italiana o che?

A Pasqua di Resurrezione avvenuta leggo l’articolo a firma della sempre ottima Maria Giovanna Maglie “Questa è già una Repubblica presidenziale” pubblicato sabato 30 marzo passato e da me volutamente lasciato indietro da leggere all’esito della decisione del presidente Napolitano, saggio, il più saggio, tale creduto, italiano, monarca repubblicano antirepubblichino, plurigallonato nella prima repubblica e perciò magnificato a futura memoria nella cd. Seconda repubblica. Condivido appieno l’analisi impietosa e lucida, peraltro molto misurata, che svolge la Maglie e ne apprezzo molto, sia positivamente e sia concretamente, l’epilogo scontato, a mio avviso, che però in questa pazza Italia elitaria e casta assume il carattere di proposta extraparlamentare, sia pure qualificatissima. In quanto tale, dunque, proposta da contrastare con ogni mezzo, anche se a mezzo assente, non solo perché aderente alla realtà storica contemporanea, ma anche perché, se non soprattutto perché, partorita da chi non appartiene alla casta elitaria politico istituzionale ed è dichiaratamente di destra, destra ex sé, aggiungo a mio avviso. Non c’è dubbio per me, ma credo per i molti italiani anche non me e anche diversi da me, che il saggio presidente Napolitano non è più adeguato né a rappresentare l’Italia e né conseguentemente a interpretarne i desiderata o gli umori più immediati. Non è neppure capace, lo ha dimostrato e confessato con la decisone pilatesca assunta, di interpretare semplicemente (figurarsi di interpretare coraggiosamente) la Costituzione del 1948 in aderenza alla realtà e alla volontà elettorale che la realtà ha espresso, ammesso lo sia mai stato sia nel suo settenato presidenziale e sia prima ancora. Chi in tutta la sua vita ha sempre finto di essere per i più deboli, se non proprio per gli ultimi, pur con moderato migliorismo, tale appellato a prescindere dal significato profondo del termine, non può oggi, essendo della classe 1925, migliorarsi o anche solo trasformarsi in interprete diverso da ciò che è sempre stato e ha sempre comunque intepretato pubblicamente nelle istituzioni. Ponzio Pilato, cui pure è stato accostato Napolitano, non appare, a mio avviso, un richiamo corretto o degno per il presidente in carica della repubblica italiana, che non propone una scelta tra due individui, uno dei quali figlio di Dio, ma tra una elite e il popolo italiano, senza tuttavia offrire l’occasione di optare e scegliere al quel popolo che vuol far credere di rappresentare e tutelare. Non c’è niente da fare: l’elite politico istituzionale repubblicana italiana, a dispetto anche della volontà del popolo, sia pure non maggioranza chiara, ma maggioranza legata dal minimo comune filo denominatore della volontà di cambiamento, tradisce il popolo mandante, con l’avallo poco lodevole della prima carica apicale repubblicana. Se a tanto aggiungiamo la decisione assurda presa dall’Ufficio della terza carica repubblicana, a guida di cd. pari opportunità, di consentire, con aggravio di costi e senza alcuna modifica regolamentare, a un gruppetto di eletti di costituire il suo gruppo pur se non ha raggiunto il numero minimo eletti (mi riferisco a Fratelli d’Italia), possiamo capire come il momento di cambiare è non solo arrivato, ma necessario. Questo “buonismo” a scapito della volontà elettorale del popolo italiano, addirittura generato dalla concreta applicazione delle tanto auspicate “pari opportunità”, rigorosamente di estrema sinistra, è non solo una violazione delle norme costituzionali repubblicane, ma anche la prova provata e confermata che non l’abito fa il monaco (o la suora) e che di collegiale oramai è rimasta sola una possibile interpretazione. Lascio alla intelligenza e alla fantasia dei liberi lettori e di chiunque lo voglia e lo possa, rispettivamente, di trovare tale significato ovvero di diffonderlo e ampliarlo meglio e ulteriormente. Un cordiale saluto. Luigi Antonio De Lellis

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