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Ed il matto era Cossiga...

La Carta costituzionale disciplina la formazione del Governo con una formula precisa: "Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri". In nessun articolo si legge che il Capo dello Stato individua dei saggi parlamentari ed extraparlamentari o, più verosimilmente, dei paggi quirinalizi, a lui devoti e rispettosi, affinché costoro, non si capisce bene dall’alto di quale scienza infusa o dall’addentramento in quale altra competenza esclusiva mettano giù la cornice di una riforma degli assetti repubblicani, finora risultata impossibile per la riottosità irriducibile delle forze dell’arco politico. Si tratta, del resto, di esponenti di quelle medesime compagini partitiche (o loro affini) che sino ad ora non sono giunte a niente e ci scommettiamo la faccia che nemmeno questa volta approderanno ad alcunché. Si traccheggia per tirare fuori dal cilindro un altro “Presidente del coniglio” apprezzato dall’UE, dai mercati, dai nostri alleati stranieri, insomma un ennesimo roditore della patria gradito a tutti fuorché agli italiani, mentre nel frattempo ci si sconsola con quello vecchio, il Professore “Venusiano” della Trilaterale, che come un faro spento ha già attirato la nave Italia sui faraglioni della crisi per farla colare a picco. Diciamolo pure, a questo punto, per molto meno, ma molto meno, Francesco Cossiga fu dichiarato matto da legare e da sbattere in cella con chiave da buttare. All’epoca, fu proprio la parte che adesso loda e si sbrodola per la creatività presidenziale a puntare il ditino contro il politico della DC, accusato di violare il dovere costituzionale dell'imparzialità ed estendere le proprie prerogative a danno di quelle di altri poteri dello Stato. In sostanza, venne attribuita a Cossiga una volontà putschista con l’apertura di una “crisi istituzionale gravissima”, volta a rovesciare la “forma di governo con mezzi non consentiti dalla Costituzione". Mutatis mutandis non sarebbe mutato proprio niente rispetto alla nostra attualità, con la “minima” differenza che l’americano “Kossiga” era un amico degli Usa ma non un servo sciocco di questi. C’era il riferimento a Gladio, la struttura clandestina "di risposta e salvaguardia" contro l'eventualità di una sollevazione comunista, ma in realtà si cercava di accelerare lo sfaldamento degli assetti statali, liberandosi delle vecchie querce del pentapartito, perché qualcuno, ben imbeccato da intelligence estere, aveva deciso di prestarsi al golpe di Palazzo, con azzeramento della I Repubblica la quale da lì a breve (Cossiga si dimette il 23 gennaio 1992 ed il 17 febbraio inizia Tangentopoli, con l’arresto del “mariuolo” Mario Chiesa) sarebbe crollata per gli avvisi di garanzia e gli arresti della magistratura e delle monetine lanciate dal popolo, sempre disposto, dopo avergli leccato il culo, a schiacciare il potente decaduto, dunque dispostissimo a sbagliare bersaglio sbaragliando se stesso. Ora che la Repubblica Presidenziale, senza riforma costituzionale, costituisce un dato di fatto, un piatto pronto da far digerire al colto costituzionalista e all’incolto plebeo panciafichista, nessuno si lamenta del tradimento della “magna carta”, anzi si plaude alla trovata, alla sorprendente genialata di colui che ci regalò Monti Monti, con un’astuzia della sragione per la svestizione della nazione. Davvero complimenti, continuiamo a farci del male.

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