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A volte l’assenza di una domanda aiuta a riflettere meglio.

Enzo Iannacci e Franco Califano. Il primo è stato un vincente di successo, il secondo un perdente di successo. Il primo anche un bravo medico, si dice, ma con la “luce” dentro: la Musica. Il secondo, colpevole di piacere alle donne ma un poeta vero che con i suoi versi avrebbe fatto innamorare chiunque. Piacere alle donne è, a volte, una maledizione. Il perché resta un mistero. Iannacci, avanti anni luce, sembrava urlare quando cantava, invece pregava. Califano, ormai senza voce e forse anche un po’ stonato, continuava a dare i suoi concerti (l’ultimo al teatro Sistina appena quindici giorni fa). Doveva pagare i suoi debiti. Aveva guadagnato una fortuna ma aveva speso altrettanto. Enzo Iannacci riposa accanto a Giorgio Gaber. Franco Califano, come epitaffio sulla tomba ha fatto scrivere: “ Non escludo il ritorno”. Forse il “vero ritorno” è di andare proprio in quel posto da dove siamo venuti. Enzo Iannacci, un vincente di successo. Franco Califano, un perdente di successo. “Mescolare senza agitare” queste due grandi anime e ci ritroveremo a bere un sorso di vita. Talvolta amaro con un retrogusto di dolce. “Allora tutto il film della mia vita mi è passato davanti agli occhi in un momento…ed io non ero nel cast !” (Woody Allen). Nessuna domanda, solo una riflessione o una preghiera. In fondo può essere la stessa cosa.

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