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Lettera aperta alle istituzioni

Seregno, 02/04/13 Cari Governanti, forze politiche tutte, Premesso che non sono un economista, non sono un laureato, non sono un esponente politico, ma sono solo una persona che lavora nella propria azienda familiare. Vi scrivo perché come tanti imprenditori, sono stanco di vedere la propria azienda consumarsi come una candela in attesa che sblocchiate qualcosa. Ho pensato che magari una voce che venga dall’esterno dei palazzi ovattati, possa rendere meglio l’idea di quello che tutti i giorni viviamo. Mio padre quasi cinquant’anni fa fondò un’impresa di trasporti e sollevamenti, il nostro parco Clienti contava 3.300 Aziende, e oggi tra veicoli di vario genere abbiamo in disponibilità 52 mezzi e attrezzature uniche in Italia, nel 2007 avevamo 20 dipendenti, oggi dopo vari pensionamenti, ma mai licenziamenti la nostra azienda dispone di 12 dipendenti. Oggi nel momento in cui scrivo 10 di questi dipendenti sono in ferie, in quanto non vi è alcuna richiesta, dovuta anche al fatto che come strascico delle vacanze pasquali i veicoli pesanti sono bloccati dalle 8.00 alle 14.00. La nostra attività, inutile dirlo si muove all’interno del comparto edile / industriale, un comparto che sta scomparendo, una volta quando andavamo per stabilimenti ci accoglievano a braccia aperte, chiedendo cosa avesse comprato di nuovo il proprio titolare e che spostamenti doveva fare, oggi quando entriamo nelle aziende ancora rimaste, i pochi dipendenti ci guardano con aria sofferente, chiedendo cosa stiamo per portare via. Aziende tedesche con filiali italiane sono tornate alla casa madre dove hanno ampliato capannoni e tagliato personale Italiano Viviamo in Brianza, dove pulsava il cuore degli artigiani, aziende che hanno creato delle eccellenze, dal mondo del mobile, alla meccanica più complessa, oggi passando nelle stesse zone artigianali ci sono solo cartelli, affittasi / vendesi sembra che una guerra senza bombe si sia abbattuta su queste zone. Quando sento parlare di ingovernabilità, maggioranze inesistenti, commissioni di saggi che dovrebbero prendere in mano le sorti del nostro paese, uno stato di ansia mi opprime il cuore, e avrei voglia di esprimere il mio disappunto in mille modi. Con una politica industriale inesistente, che ha portato al motto “vince chi costa meno e chi è più furbo” al “perde chi lavora bene ma costa troppo”, le migliori aziende si sono consumate, quelle che hanno potuto se ne sono andate all’estero per cercare una fortuna, talvolta temporanea, talvolta più duratura, e qui sono rimasti immobili vuoti, know-how di esodati allo sbando e giovani senza futuro. Poi ci si scandalizza, se i giovani partono, se le aziende partono, qui la nostra economia è già bella che partita e non serve essere un guru delle politiche economiche, bisogna capire che andando avanti così aziende e di conseguenza i dipendenti annessi, vanno a rotoli. Basta essere sul campo per sentire il polso di una economia moriente. Girando per le varie aziende che mi chiedono di essere trasferite in lungo e in largo per l’Europa, trovo le solite motivazioni: 1. Oppressione fiscale, le aziende non riescono più a pagare tasse, contributi, iva, anticipi ecc.., paesi dell’Est Europa offrono, agevolazioni di ogni sorta dalla costruzione degli immobili, alla defiscalizzazione degli utili. Nell’Est Europa si parla di una tassazione FLAT dal 19 al 22%. E’ palese che una tassazione di questo tipo, abbinata alla deducibilità delle spese personali farebbe scomparire il fenomeno dell’evasione, che oggi l’amministrazione vuole perseguire con strumenti degni di 007 2. Abbassando la tassazione si collega la diminuzione del costo del personale che oggi rende impossibile la competitività. 3. Manca flessibilità, nelle assunzioni e nella dismissione di personale Quale imprenditore sano di mente licenzierebbe un dipendente che gli gestisce in modo capace ed impeccabile il lavoro? Se invece ti capita una persona incapace qui è impossibile licenziarla. Il contratto di lavoro deve esse un contratto unico meritocratico, blindato a tutela di imprenditore e dipendente, la paga deve essere corrisposta al dipendente già con la quota di contributo, tfr ecc.. ecc.., che il rapporto duri un mese o vent’anni, quando una persona esce dal cancello non deve avanzare nulla dalla azienda. Un dipendente ci da gli 8 giorni e in men che non si dica si licenzia e dieci anni di formazione si dissolvono, potremmo noi azienda mai dare gli 8 giorni ai dipendenti? 4. Manca la certezza della pena per gli imprenditori che frodano altri imprenditori e frodano lo Stato stesso, ci sono troppe scappatoie e una burocrazia da bradipi aiuta il truffatore e non il truffato. 5. Di fronte ad una Amministrazione inadempiente gli imprenditori non hanno voci e strumenti per intervenire in tempi rapidi e puntuali. 6. Gli uffici di collocamento devono proporre ai disoccupati qualunque tipo di lavoro e dopo il terzo rifiuto si rivede il principio della mobilità, visto che il troppo assistenzialismo, crea una comodità. Questi sono solo pochi punti che se applicati da leggi di buon senso, porterebbero benefici immensi. Mi viene spontaneo chiedermi, come mai noi che siamo così bravi ad inventare, quando si parla di politiche industriali, non possiamo per lo meno copiare. Le aziende devono essere incentivate e trattenute in tutti i modi, ci vorrebbe un numero verde che rispondesse vuoi trasferire la tua azienda? Premi uno e un operatore ti direbbe “ASPETTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!” dicci perché te ne vuoi andare? Organizziamo un incontro con le autorità, banche e chiunque possa trattenerti. Prendo ad esempio di una nota marca produttrice di elettrodomestici, le linee produttive sono state spostate dall’Italia alla Polonia e ora le stesse linee stanno producendo in Polonia con una turnazione di tre turni, è possibile che le stesse lavastoviglie con le stesse linee di lavorazione, in Polonia generano PIL e qui generano rottamazione? E’ tutto frutto di una classe imprenditoriale spregiudicata spinta dalla massimizzazione dei profitti o da uno stato assente, fiscalmente opprimente, sindacati ben pensanti che hanno permesso e continuano permettere tutto questo? Forse entrambi le cose, ma la soluzione è una sola incentivare chi resta e tiene duro e invitare le aziende che se ne sono andate a tornare fornendo loro zone industriali collegate da servizi efficienti e un costo del lavoro che sia umano e che lasci ancora la voglia di fare impresa, occorre una politica di defiscalizzazione pesante per le imprese che tornano a fare impresa nel nostro Paese, anche a costo di penalizzare i prodotti che rientrano in Italia da siti esteri di aziende Italiane. Non possiamo avere un socio occulto del 68% che fornisce pochi servizi che se la prende con i cittadini che hanno sempre pagato e tutela sempre meno le aziende oneste che vengono fregate dai più furbi, che chiudono e riaprono con la facilità di voltare la pagina di un calendario. Ho parlato di cose Generiche, nello specifico del mio settore vige la regola viaggia chi ha più coraggio e i prezzi più bassi, modello contrabbandieri, ma questa potrebbe essere un’altra storia. Spero vivamente che questa mia lettera venga pubblicata e possa essere di spunto senza alcuna polemica ma in modo costruttivo, rimanendo a disposizione di qualsivoglia considerazione. Cordialità Marco Marta

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