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IL PAESE DEI MACACHI DALLA FACCIA ROSSA

Sere fa, estenuato dagli incessanti, chiassosi dibattiti politici che da mesi imperversano in Tv, mi sono rifugiato in un film-documentario della BBC dedicato alla vita degli animali. Un mondo, quello della natura, dove è in vigore una sola legge: sopravvive chi è più forte, più furbo, più capace di organizzarsi in branchi, mentre gli altri o vengono mangiati, o muoiono di stenti. Un destino al quale noi umani – così, almeno, ce la raccontano - ci siamo sottratti creando sistemi basati sulla democrazia e sulla giustizia sociale. Un episodio, nel film, mi ha particolarmente colpito: quello dedicato alla vita dei macachi dalla faccia rossa, scimmie diffuse sulle aree montuose nel nord del Giappone. In quella zona, caratterizzata dal sottosuolo vulcanico, sgorgano numerose sorgenti calde a 37 gradi, che danno origine ad altrettanti piccoli laghi. Una vera pacchia, per i macachi, che d’inverno, quando nevica fitto, vengono a immergersi nel tepore di quelle acque, e vi trascorrono le giornate sonnecchiando beatamente, spulciandosi e massaggiandosi a vicenda. Attenzione, però: non tutti i macachi passano l’inverno alle terme. In ognuno di quei laghetti fumanti domina una famiglia regnante, circondata e protetta dalla sua corte. Inutile, per gli altri macachi, tentare di entrare a scaldarsi in quelle acque. Vengono subito scacciati a furia di morsi e di terrificanti schiamazzi. Così, mentre i membri della casta regnante se la godono nell’ammollo, gli esclusi se ne stanno rannicchiati uno addosso all’altro sotto la neve. All’improvviso quelle scene di vita animale mi hanno provocato un sussulto. Quelle scimmie crudeli, la loro casta prepotente, quei loro privilegi, quella separazione atroce tra forti e deboli, mi hanno ricordato un’altra casta, un altro paese. Un paese svergognato, dove dominano i furbi, dove i privilegiati, i parassiti, le carogne sguazzano nel denaro, e dove a chi non ce la fa, ai poveretti con 500 euro di pensione al mese, non resta che impiccarsi.

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