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Non ci rimane nemmeno la curiosità

Non ci rimane più nemmeno la curiosità! Ne parlano tutti i telegiornali, le testate cartacee e naturalmente tutti i vari talk show più o meno impegnati, più o meno seri. Questa coppia suicidata, alla quale ha fatto seguito una terza persona per una singolare e straziante forma di solidarietà, ora è finalmente al centro dell’attenzione dei media e dei politici e anche se solo la Presidente Boldrini si è recata al funerale parrebbe che “la politica” abbia preso coscienza della vicenda. Ora si discute se sarebbe stata opportuna e dovuta una presenza più massiccia di esponenti del Governo(quale?) a quella triste cerimonia per manifestare la solidarietà non solo nei confronti di queste vittime ormai perse, ma anche di tutta l’altra gente, e sono ormai migliaia, che si trova ad un passo dal valutare seriamente la stesse tremenda decisione, a scegliere la morte come uscita definitiva ma almeno dignitosa da una situazione difficile e senza prospettiva di soluzione. Qualcuno ha detto che è sbagliato parlare di “Stragi di Stato” perché sono le persone singolarmente a scegliere per proprio conto e forse è giusto pensarla così. Qualcun altro ha detto che in realtà i suicidi per motivi economici sono diminuiti e anche se non ho idea su quale base venga emessa una simile affermazione, che comunque non voglio ne contestare ne discutere, mi chiedo però che importanza possa avere una simile analisi statistica per chiunque stia per togliersi la vita. Chi lo fa non intende certo influire su una statistica, confermare o smentire un trend, ma rinuncia ad una lotta senza speranza e alla prospettiva dell’umiliazione finale della miseria, della fame e del fallimento anche se quel fallimento non è necessariamente quello del singolo individuo colpito ma di tutto un sistema, di una società e, non neghiamolo giusto per non puntare il dito contro singole persone, della politica. Scegliere la morte è un atto definitivo e a prescindere dalle convinzioni personali, religiose o morali, significa porre fine in modo volontario (si fa per dire) all’esistenza terrena prima della sua naturale scadenza. Quindi si rinuncia a tutto quello che la vita avrebbe altrimenti ancora in serbo, si preferisce il nero assoluto e il nulla definitivo alle prospettive che al momento di quella drammatica scelta si hanno ancora davanti. Si sceglie la morte piuttosto che: lo sfratto, il pignoramento, la vergogna, la perdita di amicizie e stima, l’isolamento, la miseria, la fame, le notti all’addiaccio, le mense della Caritas, la solitudine e anzitutto l’impossibilità di realizzare quell’idea di futuro, di vecchiaia magari, che ci si era fatto e che, pur in tutta la sua ragionevole modestia, ci sembrava strameritata dopo una vita di lavoro e di onestà. Morire da barboni, da straccioni, da emarginati, da condannati dalla società anche per colpe che in realtà non si hanno, è molto peggio che suicidarsi prima dell’entrata di quel tunnel maledetto che queste povere persone non hanno voluto varcare, ancora considerati e rispettati membri della comunità e accreditati di tutte quelle forme di rispetto che le persone anche solo “normali” ricevono abitualmente in questa nostra società civile. Non me ne vogliano i difensori della Presidente Boldrini, ma a me le sue parole sono suonate inaccettabili per più di una ragione. Prima di tutto, ma questa è una problematica molto più complessa di quanto non si possa affrontare in queste poche righe, non è accettabile che i governanti sentano il dovere di occuparsi dei cittadini in difficoltà solo al momento dei funerali. Bisogna esserci prima! Molto prima! E trovo ancora più assurda quella frase della Presidente Boldrini, la quale, ascesa, evidentemente convinta di poter essere utile, alla sua nuova e importante funzione istituzionale, afferma che non sapeva, non aveva idea, che in Italia ci fosse tanta povertà e tanta difficoltà. Ma da dove viene, dove ha vissuto, come mai pensa di poter essere utile ad un paese di cui evidentemente non conosce i problemi più urgenti? Crede davvero che fosse importante ridefinire i clandestini come diversamente immigrati così come i disabili e handicappati ora si sentono pienamente appagati da quando gli è stato detto che erano diversamente abili? Crede davvero che si possa essere incisivi, perché è questo che serve al paese e al suo popolo, se non si ha coscienza delle situazioni reali di decine di migliaia, forse milioni di persone per le quali il non arrivare a fine mese, o forse nemmeno a metà, non è una battuta stiracchiata da avanspettacolo mediatico ma una frustrante, umiliante e terribile realtà. Tanto insopportabile da sfociare in qualche suicidio. Di questa sua imperdonabile ed inammissibile ignoranza non si faccia comunque carico solo la Presidente Boldrini, la quale ha almeno avuto il coraggio e la dignità di presentarsi in prima persona e, sperando che le ragioni siano così nobili e sincere come ha dichiarato, gliene va dato merito, il problema è che questa ignoranza è condivisa dalla stragrande maggioranza della classe dirigente italiana, da quella politica prima di tutto. Perfino da qualche giornalista, solitamente sensato e realisticamente sensibile, arrivano sbandate sconsolanti quando afferma che in fondo questi fenomeni ci sono sempre stati e la situazione non incide in modo significativo, c’è sempre stato chi si è suicidato e la crisi non c’entra, sono scelte individuali di persone che evidentemente non hanno le palle per andare avanti. No comment! Intanto le nuove forze inserite di prepotente incoscienza nello scenario politico da elettori affascinati da romantiche idee di cambiamenti drastici ma anche astratti, producono il nulla, parole vuote e aria calda. Pare che non abbia importanza trovare razionali soluzioni ai problemi attuali, questi nuovi politici non politici pensano ad un futuro lontano, dicono che se anche in questo momento sembrano perdere consensi non importa, non contano i voti e le prossime elezioni, hanno progetti più grandi, di ampio respiro, a lunga gittata, proiettati verso un futuro migliore, lontano certo, ma che va pensato e progettato con ampio anticipo, poi ci vorrà ovviamente tempo e pazienza. E intanto la gente si ammazza, e quelli che non si ammazzano finiscono in mezzo alla strada a chiedere l’elemosina. Ma che importa, dobbiamo finalmente sistemare la questione del conflitto d’interessi anche se è probabile che chi ne straparla con feroce determinazione alla fine avrà più di una buona ragione per non portare al termine questa riforma, così come non lo ha fatto da qualche legislatura, perché una cosa ben fatta porrebbe in discussione troppe situazioni anche dalla parte dei paladini dei duri e puri. Invece di affrontare con pragmatismo i problemi dei cittadini, chi ha avuto l’incarico di costruire un governo per affrontare subito le varie questioni urgenti che sono davanti agli occhi di tutti si è testardamente incartato su problemi di assurdi principi, in giochi di poteri indegni di una bocciofila, chiacchiere confuse e inconcludenti con interlocutori insignificanti ai fini della soluzione dell’emergenza che il paese sta vivendo. Sarebbe ridicolo e buffo se non fosse così maledettamente tragico, perché nel frattempo qualche disturbatore incosciente, forse per una perversa forma di esibizionismo fastidioso e inopportuno, si suicida, e non dice nemmeno in quale statistica di suicidi vuole essere inserito. Non sono stragi di Stato, perché temo che al momento in Italia lo Stato, quello vero, quello che opera al servizio e in funzione dei cittadini, in realtà non esista, quindi non può avere colpe. Ci sono frazioni, frattaglie, pezzi distaccati e senza controllo, che assolvono in modo discutibile e spesso arbitrario alcune funzioni che lo Stato dovrebbe governare, ma in assenza di un vero Governo, non solo in senso strettamente politico, queste schegge di Stato non operano certamente nell’interesse dei cittadini, ma cercano solo di autoalimentarsi e continuare a funzionare per conto proprio in attesa di una qualche riorganizzazione razionale (e magari pure democratica!) che forse un giorno arriverà. La vita è la curiosità del domani. Vivere significa avere progetti, sogni, aspirazioni, e la voglia di vivere tanto a lungo da vederli realizzati, ecco cos’è questa curiosità del domani. Significa crederci, avere fede e fiducia nelle possibilità che i desideri e i nostri sogni si possano avverare, che i nostri progetti si possano realizzare. Ci sono i progetti che ci vedono protagonisti diretti, le cose che vorremmo fare, costruire, ottenere e per le quali stiamo lavorando, lottando e faticando senza lamentarci perché il fine giustifica gli sforzi. Poi ci sono i progetti degli altri, dei giovani, dei nostri figli e dei nostri nipoti, che possiamo sostenere magari anche solo con l’incoraggiamento dando una piccola mano, fornendo aiuti e consigli, cose che ci farebbero felici se un giorno, seduti su una panchina davanti a casa al tramonto, fossero davanti ai nostri occhi. Sono forse immagini da cartolina, scene da Mulino Bianco, ma non mi sembra di dovercene vergognare, anzi. Il fatto è che la fede e la fiducia stanno sparendo, e con loro la voglia di fare, di insistere, di lottare. Cominciamo a non crederci più, a non sperare più e a non pensare più al domani come a una cosa che merita di essere aspettata, attesa, desiderata. Abbiamo paura di sapere già cosa ci aspetta, di conoscere già l’esito della nostra attuale situazione. Abbiamo paura che non valga più la pena essere curiosi. Non vorrei più vedere nessun politico a nessun funerale, non vorrei più vedere funerali. Vorrei leggere che sono state prese misure concrete e magari pure audaci per risolvere i problemi della nostra gente, anche al costo di fare qualche torto, formale o sostanziale che sia, all’Europa matrigna e agli europei consociati più sciacalli che vorrebbero costruire la loro solidità sulle nostre fatiche, vorrei finalmente vedere all’opera un governo fatto da uomini e donne che adeguano le regole e le leggi alla realtà e alle effettive possibilità del paese e non viceversa, vorrei finalmente vedere che le priorità vengono messe nel giusto ordine e che venga riconosciuto ogni merito nella giusta maniera e scompaia quella ipocrisia vergognosa che favorisce sempre e soltanto i più furbi, i più opportunisti e i più teatrali. Vorrei che i buoni sammaritani che gestiscono le risorse comuni del nostro paese sempre con un occhio di particolare riguardo alle necessità ed ai bisogni degli altri si rendessero conto che siamo noi cittadini italiani ad essere i primi degli altri, i primi ad avere bisogno e ad avere il sacrosanto diritto di essere sostenuto dalle risorse e dalle strutture di quel nostro Paese che bene o male, sbagliando e faticando, abbiamo comunque costruito per generazioni e per la maggior parte senza l’aiuto di chi oggi pretende invece di essere sostenuto da noi. Non è questione di cattiveria o furbizia e meno che mai di una qualsiasi forma di razzismo, semplicemente si tratta di dare le giuste priorità e precedenze ed è strano che proprio coloro che si vantano così tanto della loro sensibilità e moralità, della loro grande umanità e del loro senso di giustizia sociale non sembrano capire. A volte pare proprio che sia più importante ostentare una sensibilità commovente e responsabile verso persone e progetti che diano più visibilità che non verso chi ci è vicino e ha un bisogno meno fotogenico o telegenico. Vuoi mettere l’impatto di un pozzo in un villaggio africano che costa una cifra spropositata per via della complessa gestione delle organizzazioni caritatevoli che se ne occupano ma poi vengono lodate sui media con tanto di applausi preregistrati, rispetto ad un cartone di viveri e un assegno di duecento Euro consegnato ad una coppia di anziani nostrani che con la pensione minima non ce la faceva a pagare il gas per riscaldarsi durante l’inverno? Io sto perdendo la curiosità. Avevo tanti progetti, tante idee e tante ingenue voglie, cose da realizzare senza fasti e senza pretese, semplicemente perché vivere è anche sognare, fare qualche piccola follia, rincorrere all’età della pensione (quella di una volta, ormai si arriverà da troppo vecchi a quell’età per poter ancora pensare di rincorrere qualsiasi cosa) quell’avventura possibile anche se non necessaria ma che credevo di meritarmi dopo tutti gli anni spesi in giro per il mondo a promuovere, con convinzione davvero, il “Made in Italy”. Ma non ci credo più. Sono uno di quei tanti personaggi a rischio, uno di quelli che potrebbe un giorno suscitare quelle domande che si sono sentiti anche recentemente a proposito di qualche suicidato. Ma come? Stava così bene, aveva una bella casa (in affitto!), girava con la sua bella macchina sempre lucida (del ’91, bollo e assicurazione ridotti e quattrocentomila chilometri sul groppone), sembrava sempre allegro (sono un attore da Oscar, faccio finta, simulo), aveva sempre una barzelletta pronta (servono per distrarre, come fanno quelle ragazze bruttine, però tanto simpatiche), ma che gli sarà successo? Nulla. Non è successo nulla. Stava aspettando che B si mettesse d’accordo con B e si mettessero a lavorare per risolvere i problemi urgenti. Ma siccome B non amava B hanno perso tempo e durante quel tempo sono arrivate le bollette del gas, dell’affitto, dell’immondizia e dell’INPS che dopo quarant’anni si è abituata talmente tanto a chiedere che non riesce ad affrontare l’idea che forse sia giunto il momento di dare. Non hanno smesso di dare i soldi pubblici alla Clerici che non sa ne cucinare ne cantare ne fare altro, oppure alla Littizzetto che finalmente ci ha convinti che se non possiamo farci apprezzare per produttività e intelligenza possiamo sempre brillare per volgarità. Non hanno smesso di dipendere da Striscia la Notizia per scoprire le mille indecenze dell’Italia e perfino tra le nuove leve parlamentari sblateranti, rivoluzionarie e innovative, troviamo chi esibisce un’ignoranza spaventosa, imbarazzante (per noi) e vergognosa (sempre solo per noi, non per loro), gente che vuole sistemare l’Italia ma non sa cosa sia lo spread, chi fosse Draghi o cosa fosse un budget…… e non vado oltre perché è impossibile descrivere con parole civili tanta sfrontata arroganza e incompetenza. Nulla di nuovo comunque, nulla di serio. E io dovrei ancora essere curioso? No, non lo sono, nemmeno di sapere, nel caso, a quale categoria di suicidi verrà assegnato il mio.

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