Cerca

A Voi Egregi Cittadini Onorevoli rappresentanti del movimento 5 stelle

A Voi Egregi Cittadini Onorevoli rappresentanti del movimento 5 stelle I primi tre atti legislativi da Voi proposti in Parlamento si riferiscono a matrimoni gay, legge anti-omofobia e cambio di genere. Complimenti per la grande e profonda sensibilità posta in essere. In questo mondo di crudezza che a volte sembra irreale, ma al contrario s’avanza con tutta la sua grottesca realtà, comprendo che il timore della vita assume una connotazione bizzarra in tutta la sua ossessiva quotidianità. Mi chiamo Pietro Pellillo, ho 67 anni con una moglie stupenda e due figli meravigliosi. Sono affetto da SLA, in totale assenza funzionale degli arti superiori e per questa sono un grave disabile, dopo aver vissuto per 45 anni una vita normale. Vivo in questo recondito scenario che è la città di Roma, centro e perno della politica. Che, in quanto tale, è, od almeno dovrebbe essere, la dimora dello sviluppo, incentivi, bisogni e necessità vitali della Sociatà. Cerchiamo di cogliere come la realtà cambi secondo la propria prospettiva. Io racconto che nella mia vita reale sto galleggiando in mezzo al mare e la terra che scorgo in lontananza sembra allontanarsi sempre più. So che non posso e non potrò mai raggiungere la terra, ma non ho il minimo timore come se la coscienza della fine rappresentasse la normale conclusione del sogno. Ogni volta che devo uscire di casa, sottolineo devo e non per scelta perché non mi è concesso e ovviamente sempre accompagnato, in un siffatto universo, dove tante volte ho sognato di poter scendere per strada di poter camminare e muovermi liberamente senza mai avere alcun timore di ostacoli, m’appare subito chiaro la realtà cruda di non poter superare le barriere architettoniche, di essere scrutato e/o osservato di sottecchi come un diverso, di subire costantemente violenze sottili e/o eclatanti da parte dei più, di avere la tentazione sempre d’arrendersi e di non avere più la forza di combattere questa miserevole guerra quotidiana. Ed è questo a farmi sentire Diverso. Perché devo confessarvi che non c’è niente di più discriminante che non poter uscire di casa per le troppe, continue, insormontabili difficoltà che la società pone. Ed in ciò appare l’inevitabile sconfitta a cui è destinato ciascuno. Ora quanto la mia famiglia debba spendere in termini quantitativi e qualitativi può sicuramente chiarirlo mia moglie ed i miei figli che devono quotidianamente sacrificare parte della loro vita a sostegno delle mie terrene necessità. E’ cosi che vestirsi, lavarsi, mangiare, bere, ed altre attività ritenute “normali” , diverrebbero invece per me di grottesca straordinarietà se non avessi l'amore, l'attenzione, la vicinanza, il sostegno della mia famiglia, e certamente non potrei vantare la stessa dignità di vita che posso vantare ora. Mi chiedo se possiate avere una seppur pallida idea di quante violenze quotidiane riceviamo noi persone con disabilità da questa sordida società? Comprendo che la mancanza di Notorietà e Visibilità in un mondo narcisista quale questo è fonte di insostenibile sconfitta. Tutte le volte sono violentato nella difficoltà di vivere con dignità. Il mondo, questo nostro mondo, si presenta spesso in una forma che definire bizzarra è, secondo me, semplicemente riduttivo. Signori, credo che siamo di fronte ad una spudorata quanto grottesca sperequazione ed ingiustizia costituzionale e sociale. Premetto che, per non adombrare né minimamente sfiorare una personale acrimonia al riguardo, non ho l’intento di far gareggiare categorie che sicuramente mostrano tutta la loro debolezza sociale. E certo non vado continuamente a raccontare ed urlare le quotidiane aggressioni a volte violente a volte sottili, ma che feriscono sempre in modo profondo noi persone con disabilità e tanti anziani. Il tutto rivolto a soggetti incapaci ed impossibilitati a difendersi. Perché sembra che se sono aggredito in quanto disabile, io abbia meno tutela e rispetto di un omosessuale aggredito. E non è certo indice di parità dei diritti. Vorrei tanto poter disporre di una “disability street” dove potermi muovere e scorazzare senza problemi e vorrei poter gioire per un “disability pride”, ma confido che personalmente non avverto l’orgoglio di essere disabile, non normale perché vorrei non essere disabile, ma non posso. Esula completamente dalla mia volontà e dal mio raziocino. Ho contratto una unione forzata, non voluta, non richiesta, mai desiderata con una malattia che discrimina tanto quanto questa illuminata Società. Ed il bello è che non potrò mai divorziare da essa. Devo convivere con un “dato immutabile” (questo si!!) profondamente discriminante e discriminato. In una grottesca inquietudine non riesco più a distinguere il limite tra la normalità e l’assurdo. Per tutto ciò, che tra l’altro mi costa sempre molto urlare come se elemosinassi piccole prebende, forse era opportuno, secondo me, evidenziare e mettere a fuoco prioritariamente soluzioni a insormontabili esigenze vitali della grave disabilità. Prima di trattare di matrimoni, anti-omofobia e cambio di genere, era necessario e indispensabile affrontare il dilemma se far vivere o morire moltissimi cittadini in ombra. Signori miei, forse non avete chiaro il concetto che molti, moltissimi miei compagni sono allo stremo delle forze. Non c’è più tempo. Non credo che sia necessario dire sempre qualcosa, ma forse è meglio ascoltare l’urlo silente che viene da questo mio mondo e che non riesce a mostrarsi in tutta la propria grottesca realtà. EVVIVA L’ITALIA Pietro Pellillo

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog