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La grande fuga

LA GRANDE FUGA A quanto pare Giorgio Napolitano si è accanito terapeuticamente su Mario Monti generando negli italiani uno stato d'animo pari a quello di Gad Lerner quando ha visto la Lombardia finire nelle mani dell'odiato Maroni. Ma la cosa che più sconvolge in questo originale bailamme politico non è l'ignavia di Monti o l'insania di Grillo ( il quale tra l'altro fa pagare all'Italia i rimorsi per essere stato gravemente responsabile della morte di tre persone ) e nemmeno i pervicaci rifiuti dello sbranatore Bersani a qualunque alleanza con il Pdl. In momenti così drammatici l'elettore di centrodestra ( che si ostina a chiamare l'Italia Patria e non Paese) sarebbe disposto a deporre l'antipatia per i neocomunisti cercando di trovare due o tre punti d'intesa con le persone di buona volontà. Ma d'altro canto un disarmante sondaggio rivela che solo il due per cento degli elettori di sinistra è dello stesso parere. Appare dunque evidente quale sia la vera natura del problema: non i politici di sinistra ma gli elettori di sinistra, oggi più che mai benpensanti e guerrapantofolai. L'odio promana da essi e, come notava l'autore di una recente lettera al Foglio, non è rivolto a Berlusconi in quanto Berlusconi ma a Berlusconi che ha dato, dopo secoli di esilio fognario, voce e anima all'Italia delle vecchie zie anticomuniste ( quelle che distribuiscono in parrocchia i santini di Padre Pio) e ai loro mariti lavoratori della mazza. Caro elettore di destra, devo darti una brutta notizia: c'è gente che ti disprezza. In questo momento, seduti in circolo sui divani Cassina, alcuni individui, piluccando caviale ucraino, condannano ( senza condizionale) i tuoi congiuntivi improvvidi, le tue mani sporche di colla vinilica, la tua faccia rubizza e contadinesca. L'aristocrazia gnostica del trivio e del quadrivio , che tu sostenti attraverso le arti meccaniche imparate da adolescente, non ti accetta. Si tratta, a ben vedere, di un concetto filosofico drammatico: il rifiuto della realtà. Coraggio dunque, diamoci un appuntamento alla foce del Tevere, luogo virgiliano e dantesco. E poi, come diceva il poeta Orazio, partiamo per le Isole Fortunate. Quella che i tuoi nonni e tu stesso chiamavate Patria (ma anche Matria, in certi momenti di tenerezza) non esiste. Gli spaghetti sono avvelenati, le maschere della Commedia dell'Arte hanno assunto espressioni diaboliche, dentro al mandolino c'è una bomba a mano con l'innesco pronto. Salpiamo, è l'ora.

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