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Trasparenza a cinque stelle

Ai cittadini eletti del M5S. Ho appena avuto modo di legger la rendicontazione delle spese per lo Tsunami tour, piena di tutte quelle A. A., B. C. e N. N. Innanzi tutto vorrei complimentarmi per come avete saputo contenere le spese: è un merito, questo, che va doverosamente riconosciuto al vostro movimento. Così come bisogna darvi atto che avete rinunciato a diversi milioni di contributi e che forse, grazie a voi, anche gli altri partiti presto saranno costretti a farlo. E’ pur vero che non avete rinunciato proprio a tutto, come, per esempio, ai milioni di euro destinati ai gruppi parlamentari. D’altra parte i comunicatori non lavorano gratis e la gestione del blog costa. Però confesso che, viste le premesse e le promesse, da voi mi sarei aspettato qualcosa di più. Ma non voglio dilungarmi su questo e cerco quindi di venire al dunque. E il dunque sono queste quattrodici righe di rendicontazione. Troppo poche a mio modo di vedere. Sia chiaro. Non è che io abbia chissà quali titoli per dirvi quello che dovreste o non dovreste fare. Anzi, di titoli non ne ho affatto. Sono solo un semplice cittadino, e non porto nemmeno cinque stelle sul mio petto. Arriverò al massimo ad una e mezza, forse a due. Se dunque i titoli non li ho, la facoltà di farvi qualche domanda credo invece che me l’abbiate data voi, quando vi siete dichiarati, in quanto parlamentari, miei dipendenti. E per questo ne approfitto, con questa lettera, rivolgendomi proprio a voi. Non agli altri parlamentari, a quelli che di stelle ne hanno soltanto una o al massimo due, a volte anche zero, ma a voi che fate orgogliosamente sfoggio di tutte e cinque le vostre stellette. Ed è per tale ragione, non per altro, che con voi sarò molto esigente. Non rispondetemi quindi anche questa volta, ve ne prego, dicendo che gli altri rubano da vent’anni, che loro non pubblicano nemmeno due righe di bilanci, che si stanno inciuciando un’altra volta, che tutti i pennivendoli sono al soldo dei partiti. Queste cose le ho già sentite troppe volte. La questione, in questo caso, riguarda prima di tutto voi e vi riguarda a proposito di un punto sul quale mi pare abbiate fondato non solo buona parte della campagna elettorale, ma l’esistenza stessa del vostro movimento, e cioè la trasparenza. L’avete pretesa e la pretendete, giustamente, da tutti gli altri. A maggior ragione permettetemi di pretenderla anche e soprattutto da voi. E non solo ogni tanto, ma sempre. Nelle vostre riunioni, per esempio, che non possono essere in streaming a intermittenza, un giorno sì e un giorno no, il primo pezzo no e il secondo sì. Oppure nel Liquid feedback o democrazia diretta che dir si voglia. Se su otto milioni che vi hanno votato, il primo Presidente online lo possono votare solo poche migliaia di iscritti, più che una democrazia diretta, a me sembra una democrazia selettiva. E infine, perché no, anche nei vostri bilanci. Confesso che mi sarei aspettato qualcosa di più. Quattrodici righe sono meglio di niente, ma sono davvero troppo poche per una trasparenza a cinque stelle. Ecco allora qualche domanda e qualche considerazione. 1. Tutti questi A.A., A.B., N.N confondono e fanno anche un po’ sorridere. Non mi permetto di sospettare nulla, non sarebbe corretto, anche se qualcuno ha fatto fatica a ritrovarsi, come la signora Alessandra C., utente certificata del vostro blog. Queste le sue parole: “Io non ci sono... 26 febbraio, 10 euro con bonifico” [11 aprile 2013, 15.54]. D’altronde i nomi e i cognomi li ha messi anche il cittadino Renzi e non penso quindi sia una questione di privacy. Sappiamo che nessuno dei vostri militanti si vergogna di esserlo, nessuno si lamenterebbe perché è stato pubblicato il suo nome. Gli iscritti al M5S, anzi, sono orgogliosissimi di esserlo, lo sappiamo. Perché dunque togliere la soddisfazione di vedere il proprio nome e cognome nella lista dei vostri donatori, di coloro che stanno facendo la storia? 2. Ricordo che quando venne pubblicata la sua dichiarazione dei redditi plurimilionaria del 2005, il signor G. andò letteralmente su tutte le furie. Sono passati alcuni anni ed ora sta chiedendo da un po’, e giustamente, che venga introdotto il politometro, un meccanismo che misura la ricchezza in entrata e in uscita di ogni parlamentare. Mi pare un’ottima idea. Ma visto che alle consultazioni con il Capo dello Stato, per il M5S ci è andato anche e prima di tutti proprio il signor G., che ormai agli occhi dell’Italia e del mondo intero è un politico a tutti gli effetti (lo so che non siede in Parlamento, ma comunque ha promesso che vi farà un giretto almeno una volta al mese), vorrei che fosse lui a dare l’esempio e applicasse il politometro prima di tutto a sé stesso. Sarebbe un bel segnale. Sappiamo già che è ricco, non se ne stupirebbe nessuno. Ci dica però, una volta per tutte, quanto hanno dichiarato, lui e il signor C. negli ultimi cinque anni. O almeno quanto stanno incassando con il blog. Che dite, chiedo troppo? 3. Non vedo le pezze giustificative, le scansioni degli scontrini, i destinatari dei pagamenti. E allora sarei curioso di sapere chi ha ricevuto i centoquarantamila euro di consulenza tributaria legale. O magari qualche dettaglio in più sulle spese sostenute per incontrare i parlamentari eletti. Insomma mettete qualche scontrino, qualche fattura, qualcosa. Lo so che sono esigente, ma è un po’ colpa vostra. Quando si tratta di così tanti soldi, una trasparenza a cinque stelle merita più di quattordici righe. 4. Infine ci sono i cinquantamila euro spesi per google Adsense. Qui la questione si fa perniciosa. Premetto che in materia sono ignorante. Qualcuno (uno di quelli certificati, per intenderci, non un troll) nei commenti al post che avete pubblicato, sostiene che ci sia stato un errore e che si tratti in realtà di Adword. Io non me ne intendo, non so nemmeno se sia questo il punto cruciale, che invece, se ho capito bene, si può riassumere con una semplice domanda: per quale ragione sono stati pagati cinquantamila euro per google Adsense? Mi faccio questa domanda, perché qualche settimana fa avevo letto in un blog che su beppegrillo.it qualcosa sembrava non tornare. E quel qualcosa riguardava proprio un banner pubblicitario. Allora sono andato a ricontrollare. Però, lo ripeto, me ne intendo poco e per questo cercherò di spiegarmi scopiazzando dai post del blogger che ha effettuato la meticolosa ricerca. Vi consiglio comunque di leggervi tutti gli articoli che ha scritto sull’argomento, che potete trovare a questo link http://waltergate.wordpress.com/category/click-sospetti/ e che sicuramente diranno cose più puntuali e precise delle mie. Io vi dico soltanto quello che ho intuito. Il signor “Waltergate” infatti, esplorando il sito di Grillo avrebbe scoperto questa cosa strana: il link che rimandava alla pagina delle donazioni al M5S (e che è stato cancellato dal sito proprio alcuni giorni fa, ma per fortuna ha fatto in tempo a memorizzare i codici di tutte le pagine “incriminate”), non era un link come tutti gli altri, ma un vero e proprio banner GoogleAds gestito da Doubleclick. In questi casi funziona che per ogni click sul banner ci sia qualcuno che guadagna (chi ospita il banner), qualcuno che paga (il destinatario del traffico generato dal banner) e qualcuno che si prende le commissioni. Il problema è che nel nostro caso a ospitare il banner sarebbe stato (ma il condizionale è d’obbligo) beppegrillo.it a ricevere il traffico (e quindi a pagare) il M5S, mentre le commissioni sarebbero andate a google. Per questo vorrei dei chiarimenti su questa voce, perché, se così fosse, la cosa sarebbe per lo meno “sospetta”, visto che non si sta parlando di pagine caricate su siti differenti, ma di due pagine che si trovavano nello stesso sito. Per intenderci sarebbe un po’ come se un padre chiedesse al figlio non solo di pagare un biglietto per ogni volta che entra in casa (che già non suona proprio bene), ma si servisse addirittura di un cassiere, al quale andrebbero la metà dei guadagni. Insomma, se proprio questo figlio vogliamo farlo pagare, a che ci serve il bigliettaio? Se dunque tutte queste ipotesi fossero vere, vorrebbe dire che il M5s avrebbe speso cinquantamila euro per spostare traffico da www.beppegrillo.it a www.beppegrillo.it/M5S/donazioni/ . E di questi cinquantamila, venticinque sarebbero andati nelle casse di google e venticinque nelle casse di chi ha ospitato la campagna pubblicitaria. La cosa che stupisce di tutto questo è che per evitare ogni fraintendimento sarebbe stato sufficiente che il banner su beppegrillo.it avesse avuto un link puro, come ce l’hanno tutti quelli presenti nel blog (leggi qui), pubblicità a parte. Con un link puro infatti il risultato in termini di traffico alla pagina delle donazioni sarebbe stato identico e senza costi. Ora, sono certo che si tratti di ipotesi infondate e di ricostruzioni fantasiose, ma sono altrettanto convinto che con una rendicontazione più precisa tutto sarebbe chiarito. L’unico modo dunque per toglierci ogni dubbio, e sbrogliare questa complicata matassa, sarebbe conoscere i soggetti coinvolti nella campagna Adsense. Avremo mai una risposta? Io ci conto. [G. B., cittadino a una stella e mezza]

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