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Venti di rinnovamento in Confindustria

Gli interventi del Presidente di Confindustria ed i suoi appelli, per quanto sane dimostrazioni della drammatica consapevolezza della devastazione economica,  sembrano stridere con il ritardo e la profonda, sostanziale inazione  dell’istituzione Confindustria degli ultimi dieci anni. Se il primato della responsabilità di quanto non è stato fatto spetta alle forze politiche che hanno per lo più governato in ben 10 lunghi anni, è evidente che il tema del rinnovamento radicale della classe dirigente investe anche una classe imprenditoriale e la sua rappresentanza,  assenti sui grandi temi strutturali, interessate alla protezione degli interessi particolari ed inerte rispetto allo scempio che si è compiuto.   Forse Confindustria si è battuta per ridefinire un nuovo assetto strategico delle attività produttive in Italia? Ha combattuto il nanismo delle imprese italiane spesso limite pregiudiziale all’espansione sui mercati internazionali ? Ha concretamente favorito le iniezioni di competenze manageriali nelle aziende italiane malate di successione generazionale?   Ha forse condannato i capitani coraggiosi che hanno trasferito enormi capitali in paradisi fiscali, senza curarsi dei livelli d’investimento per la competitività delle proprie aziende?   Le voci di Confindustria non si sono levate in modo forte ed efficace per attaccare i governi di centro-destra berlusconiani sull’assenza di una minima progettualità in tema di politica industriale. Non mi pare si siano urlate in televisione e sui giornali  le indispensabili liberalizzazioni di banche, assicurazioni, televisioni, energia, distribuzione dei farmaci ecc. ecc. Non si ricorda la richiesta a gran voce dell’abolizione degli ordini professionali. Non si ricorda l’eco della rivolta dei rappresentanti degli  industriali per l’emanazione di una legge che combattesse ferocemente la corruzione  nei grandi affari, nell’edilizia pubblica, nella sanità , nelle istituzioni e negli apparati di partito. Di fronte alle promesse mai mantenute di semplificazione della macchina burocratica quali attacchi al potere ci sono stati?   Non si è nemmeno mai sentito invocare a gran forza l’etica del passo indietro da parte di politici ed amministratori dopo un solo avviso di garanzia per reati gravi o collegati all’attività pubblica.   Finalmente sono maturati i tempi di un rinnovamento profondo della nostra società e delle condizioni strutturali necessarie alla ricostruzione del Paese Italia.   Per ripartire c’è bisogno di volti nuovi e molti passi indietro anche in Confindustria.   Luigi Facchini

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