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La distruzione dell'imprenditoria non può distruggere l'uomo imprenditore

Fino all'accordo di Basilea del 2004, entrato in vigore nel 2007 ,che ha introdotto le nuove regole di vigilanza e trasparenza per le banche, in Italia le piccole e medie imprese, gli artigiani e i commercianti prosperavano e gli affari giravano, così come tutta l'economia. Era il periodo in cui gli istituti di credito ti venivano a cercare per darti un finanziamento o un mutuo, per concedere fidi alle imprese. Quando sentivi parlare di fallimento, quasi sempre pensavi male, a qualche furbetto con intenti di raggiro nei confronti dei propri creditori. Adesso non è più così. Nella maggioranza dei casi. E le decine e decine di suicidi per ragioni debitorie, ne sono dimostrazione. Purtroppo l'argomento viene liquidato dai giornali con un titolo, la causa motivata con il dissesto economico dell'imprenditore e con la descrizione dello sconcerto di amici e conoscenti. Ma veramente cosa accade oggi ad un artigiano, ad un piccolo e medio proprietario di azienda o ad un commerciante che oggi si trova a passare da questa crisi econmica? Ve lo racconto in breve grazie anche all'esperienza vissuta da un carissimo amico, ex artigiano, ex titolare di un'azienda con 13 dipendenti, e un buon indotto. Non faccio nomi per non creare problemi all' interessato. Era partito nell'ormai lontano 1992 con tanti sogni nel cassetto, pochi soldi in tasca, ma con una grande professionalità ed esperienza nel suo settore.Proveniva da una grande azienda del suo settore, oggi anch'essa fallita. In poco tempo, grazie anche al periodo favorevole, quando i soldi giravano, aveva costruito la sua impresetta insieme ad altri soci, operai del settore, che però avevano voglia di smettere il loro lavoro da dipendenti. Tutto aveva funzionato benissimo fino all'incidente del mio amico che purtroppo è stato ad un passo dalla morte o dal rimanere per sempre paralizzato. Era il 2003. Naturalmente fu fin troppo facile per i soci cercare di metterlo da parte, ma la sua volontà e il miracolo ricevuto dal Signore, lo fece ripartire e nonostante sia stato curato malissimo nel periodo post operatorio ( ma questa è un'altra storia), riuscì ad ottenere un mutuo dalla banca e liquidò lui i corvi intorno a lui. Fu un anno difficilissimo di sofferenza fisica e morale. Tre anni dopo ( siamo quindi all'arrivo di Basilea II), gli fu proposto dal suo allora ex direttore di banca e dal suo commercialista dell'epoca di cambiare il mutuo in un leasing sul suo capannone, costruito con fatica e con la speranza nel cuore, perdendo però davanti alla banca una garanzia ( ma nessuno lo aveva avvertito). Con Basilea 2 il gioco fu fatto. La vigilanza e la trasparenza bancaria prevalsero sull'onestà dell'imprenditore, e gli tolsero i fidi bancari. I soldi del capannone finirono tutti nell'azienda come pure quelli di un immobile di sua proprietà (siamo nel 2007) per rifinanziare l'impresa che nel frattempo aveva ottenuto qualche buona commessa. Nell'anno successivo cominciò a diffondersi crisi e in molti iniziarono il lento ed inesorabile declino a cui continuiamo ad assistere. Cominciarono a saltare le ricevute bancarie emesse, qualche cliente a non onorare la scadenza degli assegni. E quindi l'impresa cominciò essa stessa a ritardare. Questo fu un segnale per la banca di instabilità. In men che non si dica, la sua vita di imprenditore e di artigiano si trasformò in quella di inseguitore di soldi, tormentato dalle telefonate incessanti delle banche, dei fornitori, da assegni dati a garanzia, dagli amici sapientoni e dispensatori di consigli , che andavano nei suoi uffici a tastargli il polso, sperando nella vendita all'asta dei suoi beni, specie del suo capannone, senza sapere che era già del leasing. La storia andò avanti per un po' fino al protesto di tre assegni per un valore di 74 mila euro. Il terrore di rimanere senza lavoro, la paura di perdere la faccia con gli altri, lo portò persino a cercare di aprire un'altra azienda, ma fidi, e lavoro ormai scarseggiavano. E tutto finì in una bolla di sapone con un fallimento. Fallire naturalmente per i benpensanti e per i dipendenti dello Stato e delle amministrazioni pubbliche, nonché per i nostri politicanti da strapazzo significa o che uno è un brodo oppure un delinquente. Così gli amici presero le distanze, la ex moglie andò a starnazzare e a cicalare con le amiche portandolo per bocca per ogni dove, persino i suoi parenti più stretti ne presero le distanze perché i caduti in disgrazia, si sa, puzzano. E così ora campa con la miseria di una pensione di invalidità proveniente dal suo incidente che gli ha lasciato 300 punti addosso e molti acciacchi e con l'aiuto della sua nuova compagna e della famiglia di lei, arrangiandosi come può. Ha sperato nell'equità dei giudici che su una serie di arzigogoli mentali ma su nessuna prova, hanno aumentato addirittura gli alimenti alla sua ex moglie, non credendo alla situazione di difficoltà economica che è stata loro sottoposta con documenti e prove. Ma si sa bene com'è il diritto di famiglia e come è gestito. Addirittura incolpato di non collaborare con il fallimento proprio perché non c'ha più un soldo (considerate che a parte l'eccezione di un solo dipendente, che non ha avuto la liquidazione, tutti gli altri sono stati pagati fino all'ultimo euro come pure i loro contributi) e che tutti i soldi ( bilanci e documenti alla mano), sono andati nell'azienda per salvare il lavoro per sé e per i suoi dipendenti, sta rischiando di beccarsi pure la denuncia di bancarotta. Questa signori è l'Italia, questa è la sua conseguente giustizia. Questa è poi l'idiozia degli uomini comune purtroppo a tutti i paesi e alle società del mondo. E' ovvio poi che chi non regge allo stress di così tanta solitudine, alla cecità di chi lo circonda, decida di farla finita. Ma voglio lanciare un ultimo messaggio a tutti quelli imprenditori, gente speciale, che crede e lotta per la propria azienda, che spera nel futuro, che lavora onostamente per dare lavoro ai propri dipendenti, che soffre se non riesce a pagare i propri debiti, che vive investendo tutto ciò che ha, energie, forze, soldi per contribuire al miglioramento di questa società, ebbene, voglio dire, che in questo mare di fango in cui i nostri politici fannulloni ci stanno gettando, incapaci di capire cosa significa lavorare in proprio per non aver lavorato veramente un solo giorno della loro vita, mantenuti e stipendiati anche da noi lavoratori del privato, depauperati, abbandonati e sviliti, che esiste un momento in cui, a distanza ormai dalla chiusura della tua azienda, per la quale hai perso tutto ma proprio tutto quello che hai faticato per una vita intera, grazie a leggi ingiuste, a tasse esorbitanti, e ad inciuci politici, ti può capitare di sentirti chiamare in mezzo ad un supermercato da un giovane emigrato, che è stato tuo dipendente, di cui però quasi non ricordi più il nome, affaticato e disilluso ormai come sei, che ti viene incontro non per minacciarti o offenderti o per ridere di te, ma per dirti "Grazie, grazie, perché sei stato il primo che mi ha accolto in modo regolare in Italia, che mi ha aiutato ad imparare la lingua, che mi ha dato la possibilità in modo di comprarmi il pane". E questo ti ripaga di tutte le umiliazioni che ti ha inflitto questa società, e capisci ancora una volta che tutto è stato travolto nell'infamia di questa ingiustizia e di questa politica assassina, ma che in fondo qualcosa di te è rimasto nei cuori di chi ti è stato vicino, al tuo fianco. E questo non può togliertelo nessuno. Lorenza Cordovani Pistoia

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