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Separazioni e unioni di fatto

Le ultime sentenze tutelano le unioni di fatto e bloccano gli alimenti. Annamaria Bernardini De Pace, Cesare Rimini, Gian Ettore Gassani, grandi nomi d’importanti matrimonialisti, sui giornali hanno scolpito nell’argomento ansie, preoccupazioni e paure per il proprio futuro, di una persona che ha un matrimonio finito alle spalle, che si materializzano in tre parole: assegno di mantenimento. In verità dico che i verdetti dei Giudici dovrebbero primariamente tener conto della situazione patrimoniale della famiglia, con l’appoggio di un’indagine della Polizia Tributaria, al fine di accertare la verità contabile, la correttezza fiscale e individuare le proprietà dei beni mobili e immobili. Giustamente Cesare Rimini afferma che l’ex coniuge tende a sfuggire all’esistenza della convivenza e non gradire la “rendita parassitaria” all’ex moglie, tuttavia sovente le apparenze nascondono situazioni impensabili. Ecco un caso. Una famiglia possiede cinque aziende e venti unità immobiliari. Un patrimonio di oltre trenta milioni di euro in Italia e parte in Europa. Il capo famiglia ha intestato tutto all’ex moglie, riservando per se il ruolo di Amministratore Delegato Generale. L’ignoranza e il timore di incappare in problemi personali, hanno costretto l’ex moglie al ruolo di prestanome facendogli firmare accensione di mutui, leasing finanziari e fidejussioni che in omaggio all’amore coniugale ha accettato in piena fiducia. Adesso l’ex coniuge ha lasciato la famiglia. Ha eliminato la liquidità dal conto bancario. Ha alienato gli appartamenti destinati ai figli. Ha iniziato la convivenza “per ricostruirsi una vita” lasciando la famiglia in stato d’indigenza, con debiti che superano il patrimonio per accertati impegni economici con Banche, Agenzie delle Entrate, Equitalia, Uffici Tributari comunali. Impegni per i quali non intende fare pagamenti. Questo è il problema veramente prioritario. L’assegno di mantenimento è secondario. Le magistrature devono controllare la regolarità fiscale e la corretta previsione della distribuzione della ricchezza e penalizzare l’ex coniuge se risultasse evasore fiscale e famigliare. E’ il secondo caso che conosco. Il primo avvenne nel 1998. Un grande evasore fiscale non fu raggiunto da sentenze, visse nel lusso con la nuova compagna lasciando la famiglia nella fame e nella disperazione. ALVY – facebook

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