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Il dualismo culturale nel PD

Senza voler entrare in un’analisi storica relativa alle origini ed alla costituzione dell’attuale partito democratico, alcune riflessioni, seppur minimaliste e limitate, sono necessarie. Per successivi lavaggi in lavatrice, il vecchio PCI del 33% di Berlinguer si è assestato sulla soglia del 20/25 %, cercando di liberarsi, con un pessimo detersivo, delle influenti colorazioni del passato. Per liberarsi delle incrostazioni più insistenti è stato persino utilizzato l’acido: nessuno dei rimedi è stato sufficiente. II connubio con quello che rimaneva della balena bianca non ha funzionato. Non so da chi è partita la felice idea, ma certamente partiva nel solco del compromesso storico, passando attraverso successive classificazioni tassonomiche, l’Ulivo, Pds, Ds e PD, giungendo all’unione di due debolezze, con la speranza di costituire una forza. Tutte le contraddizioni che il senso comune evidenziava allora, sono tremendamente riaffiorate oggi. Una unione tra credenti e non credenti, ed a volte, tra i non credenti , vi erano credenti più credenti dei credenti e viceversa. Si è mescolata l’acqua con l’olio e come palline di mercurio frantumate, ognuno è scivolato verso diverse direzioni. E’ stato un matrimonio di interesse che non ha funzionato. Come sempre, una proposta nata nelle alte sfere dei partiti , senza un reale consenso diffuso ed accettata pedissequamente per anni dagli elettori, negli ultimi tempi è evaporata; e la responsabilità va ascritta proprio ai leader che non hanno costituito un amalgama, fallendo inesorabilmente la sintesi culturale auspicata. Le ragioni dell’elettorato, io direi dei puri in lotta con le tragiche condizioni ed impellenze esistenziali, sono prima entrati in collisione con gli impuri,ossia dei leader, che sono implosi sulle macerie delle loro ambizioni e lotte di potere, lasciando a terra la gente indifesa e disorientata. Hanno seguito un po’ il destino dei moderati che, in misura minore, avevano già sperimentato la stessa situazione nel PDL che assorbe meglio le distanze culturali ma è fragile nella gestione delle influenze di vertice. Risultato tangibile e conseguenza di tali contraddizioni è la perdita di milioni di voti in entrambi gli schieramenti. Registriamo un tonfo fragoroso e, a distanza di un giorno, una candidatura che sembrava ricompattare le fila della sinistra, si è abbattuta come un terremoto catastrofico, devastando le buone intenzioni di pochi ottimisti. Il partito che si era candidato al governo del Paese “vincicchiando” le elezioni, in pratica, si è frantumato ed il suo leader è andato a sbattere contro il muro che lui stesso aveva pervicacemente costruito. Antonio Mirabile

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