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Il falso problema del debito pubblico

Egregio direttore, adesso che è chiusa, almeno temporaneamente, la questione del quirinale con la riconferma di Napolitano, riemergeranno prepotentemente i problemi economici drammatici in cui versa il nostro paese. Ora la causa fondamentale dei nostri problemi economici è la mancanza di crescita e quindi l’impossibilità di uscire dal circolo vizioso tra austerità e recessione. Ora tale circolo vizioso a sua volta riposa nel fatto che la liquidità non arriva all’economia reale (imprese e famiglie) nonostante le banche siano state inondate di liquidità dalla BCE. Ma le banche trattengono la liquidità perché trovano conveniente acquistare titoli di stato a causa del differenziale tra tassi attivi lucrati sui titoli di stato e passivi pagati alla BCE (4-5% meno 1% rispettivamente). Ciò tra l’altro genera, nell’ambito dell’eurozona, un differenziale tra tassi per cui le imprese che operano nei paesi più c.d. virtuosi pagano per i propri finanziamenti tassi irrisori, essendo il relativo paese considerato più affidabile, mentre le imprese nei paesi cc.dd. PIIGS, possono finanziarsi solo a tassi assolutamente insostenibili. Insomma poiché nell’eurosistema non v’è una vera banca centrale che garantisce non solo i debiti degli stati ma anche la circolazione del contante, ed il salvataggio di Cipro ne è un esempio, i tassi in tale sistema monetario non sono uguali tra i vari paesi membri bensì patologicamente differenti e tali da configurare un vantaggio competitivo per i paesi cc.dd. forti, ed in primis per la Germania. Inoltre in un sistema monetario del genere, acefalo privo quindi di una banca centrale, l’effetto della politica monetaria non è solo nullo o neutrale, bensì è distorsivo ed avvantaggia paradossalmente i paesi economicamente più forti. Infatti la parte di quei 1000 mld di euro affluiti alla banche tedesche ha determinato un afflusso notevole di liquidità, diversamente da ciò che è avvenuto in Italia, al sistema reale poiché per esempio le banche teutoniche non hanno alcun interesse ad acquistare bund in quando il loro rendimento è molto basso. Insomma, il problema economico del nostro paese non dipende quindi dal livello del debito e dalla possibilità di ripagarlo. Tra l’altro non esiste per nessun paese, anche per quelli virtuosi, la possibilità di ripagare il debito azzerandolo, ma solo la possibilità di rinnovarlo. Ed il garante di ultima istanza del rinnovo o del riacquisto deve essere la banca centrale pena il crollo del sistema. La soluzione quindi della mancata crescita, ed il profilarsi del disastro economico, dell'Italia in particolare e dei PIIGS più in generale, dipende dalla presenza efficace di una vera e propria banca centrale. Tra l’altro il Giappone ha un debito pubblico enorme, il 236% del Pil ed un defict pubblico del 10%, tuttavia paga interessi sul debito uguali, se non inferiori, a quelli pagati dal governo tedesco. E’ questo è dovuto al fatto che la banca centrale giapponese è il garante, diversamente dalla BCE, del debito pubblico di quel paese. Se il costo del servizio del debito per l’Italia fosse uguale o vicino a quello del Giappone o Germania, intorno all’1-2%, il nostro paese risparmierebbe almeno 40-50 mld l’anno, rendendo sostenibile l’attuale livello di debito pubblico. Quindi il problema della finanza pubblica italiana e quella dei PIIGS non dipende solo dall’eccessiva spesa pubblica, che comunque va ridotta e razionalizzata, bensì soprattutto dall’appartenenza all’eurosistema in cui la BCE è un ectoplasma di banca centrale. In un tale sistema chi è oggettivamente avvantaggiato è il paese la cui economia è relativamente più solida determinandosi un drenaggio di risorse dai paesi deboli a quelli più forti economicamente. Insomma un tale sistema alla lunga è insostenibile e quindi socialmente esplosivo. --------------------------------------------------------------------------------

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