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Destra e sinistra

Egregio Direttore, una lezione ed una indicazione scaturiscono dalla conclusione di un periodo confuso e contraddittorio che ha prodotto l’elezione del Presidente della Repubblica: l’ineludibile collaborazione della destra con la sinistra. Da una analisi più profonda, questa collaborazione esiste da un pezzo e sostenuta da talune personalità di vertice di entrambi gli schieramenti, ma ostinatamente osteggiata dalla base del PD costituita da un elettorato storicamente in contrasto con le istanze e gli uomini dell’area moderata. E’ con questa linea ideologica che il partito democratico deve fare continuamente i conti, responsabile, in parte, del comportamento ondivago del segretario dimissionario, costretto nei fatti a dare un colpo al cerchio e uno alla botte, per serrare le fila dell’elettorato ed evitare la scissione interna. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Il problema serio è che si è trovata una soluzione dopo un doloroso travaglio che continua a spaccare il paese reale e paese legale. Se Bersani avesse avuto il coraggio di parlare al popolo della sinistra convicendolo e convincendosi che l’aritmetica della distribuzione dei voti imponeva una alleanza indigesta, avrebbe impedito una ulteriore perdita di tempo. Mi pare che lo stesso Presidente della Repubblica fosse favorevole all’opzione e, per affermare la sua posizione, ha dovuto subire la sofferta riconferma al Quirinale. Ancora una volta Berlusconi non ha sbagliato una mossa, dimostrando di avere più fiuto politico di molti più esperti e navigati professionisti della politica. Per un sottile gioco delle parti, proprio colui che per gli altri costituiva una discriminante, ritenuto un muro insormontabile, ha sciolto, come neve al sole, ogni possibile ostacolo alla costituzione di un governo a larghe intese, di scopo o di compromesso. A tutto questo va riconosciuto che tale accordo avrebbe avuto pieno riconoscimento se fosse stato concluso nei tempi e nei modi che l’urgenza dei problemi richiedeva. Resta fuori da questo processo una larga parte di cittadini, giovanile e giovanilista, che implora il rinnovamento, presente e comune in tutti i partiti, in forma trasversale. La ragione e le ragioni dell’esperienza hanno indicato una scelta di conservazione, spetta alle forze politiche dare una scossa di sincero rinnovamento, abbandonando interessi di parte e, soprattutto, dare concrete e tangibili risposte alle nuove generazioni ed a tutti coloro che sono in serie difficoltà economiche ed esistenziali. E’ necessario uno scatto morale, l’immedesimazione di politici, tecnici e professori nei problemi della gente e, senza voler fare del populismo, tenere presente il concetto di solidarietà, che, senza penalizzare alcuni a favore degli altri, possa dare serenità e tranquillità agli Italiani, superando veti e controveti che danneggiano la nazione, rendendoci facile preda delle critiche, forse giuste, delle democrazie europee. Antonio Mirabile

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