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I CONTRATTI A TERMINE NON POSSONO ESSERE RINNOVATI

Il tasso di disoccupazione in Italia, entro il 2013, secondo alcune previsioni , supererà il 12,0 %. I giovani disoccupati sono quasi quattro su dieci, con un tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) al 35,3%. Al di là delle cifre la situazione è ancora più drammatica in quanto in detti numeri non sono compresi coloro che si scoraggiano e rinunciano a cercare un lavoro. La normativa della riforma del mercato del lavoro prevede che dei contratti a termine di durata inferiore a 12 mesi non possono essere stipulati se ci sono stati precedenti rapporti di lavoro - indeterminato, a termine o intermittente - con lo stesso datore di lavoro. Pertanto è molto difficile che , in piena depressione e in carenza assoluta di lavoro, il contratto a termine sia trasformato in contratto a tempo indeterminato. Così lo scopo della riforma di ridurre il lavoro precario inducendo il datore di lavoro a trasformare il contratto a termine in contratto a tempo indeterminato è vanificato. A fronte di una diminuzione del lavoro a termine aumentano i “disoccupati”. E’ drammatico sottolineare che questa nuova categoria di “esodati” , restano senza lavoro e senza prospettiva futura . Potrebbero essere indotti, “per fame”, a continuare a lavorare, però in nero. Insomma, a mio avviso, detta normativa poteva avere una sua validità solo in una economia in crescita e con una forte domanda di lavoro. Si sa che il lavoro non si crea con la legge, ma che una legge con i suoi vincoli possa non favorire il lavoro è inaudito. Angelo Ciarlo angelociarlo@gmail.com

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