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Una opportunità per il PD

Egregio Direttore, dopo la catastrofe che si è abbattuta sul PD, maturata nella notte dei lunghi coltelli al Teatro Capranica e certificata definitivamente con la mancata elezione di Prodi alla Presidenza della Repubblica, uno squarcio di sole sembra apparire all’orizzonte. La comparsa obbligata sulla scena politica di Enrico Letta, unica risorsa della direzione del partito, potrebbe rendere possibile il riassetto strategico del PD, notevolmente sbandato e disorientato. Nonostante gli inevitabili mal di pancia presenti nei rappresentanti di base del PD che li collocano su posizioni di estremismo radicale, riconoscibili nello zoccolo duro dell’elettorato, la soluzione Letta mi sembra la più adeguata per riparare le maglie di un partito che non riesce a liberarsi da una forma di provincialismo ideologico che blocca alla fonte la costituzione di uno schieramento coeso. Enrico Letta si presenta con un naturale aplomb da leader del Congresso americano ed un atteggiamento british , in quel suo modo di esporre mono tono senza picchi di volume e senza una marcata gesticolazione. La sua dialettica misurata è un ottimo antidoto allo schiamazzo della politica e ritengo che il suo stile possa fare bene a tutti. Palese è l’esempio dell’incontro in streaming, in cui senza strafare e soprattutto prevaricare, è riuscito a dialogare, e per usare un suo termine, a scongelare l’atteggiamento rigido e talvolta provocatorio dei grillini. Eviterei una enfasi elogiativa all’episodio e vorrei solamente sottolineare che un dialogo condotto con basi oneste e costruttive può condurre alla ragione anche gli oppositori più ostinati. Ritengo la figura di Letta ancora più importante di Renzi, perché ha vissuto dal di dentro la crisi del PD, mentre il Sindaco di Firenze, indicato legittimamente come futuro segretario, rappresenta la ribellione alla vecchia nomenclatura ed il capofila dei giovani che scalpitano all’interno di ogni schieramento per il rinnovamento della politica. E’, quindi, simbolo e strumento di un orientamento di categoria, mentre Letta, uomo di media aetas, di giusta esperienza, può rappresentare agevolmente la sintesi e la ricomposizione identitaria del partito. Detto questo, i due sembrano abbastanza vicini per poter lavorare insieme in modo costruttivo. La comune origine democristiana può avere il suo peso, ma mi auguro e spero, per la costruzione di un buon partito democratico, che non sia una discriminante, essendo rimasti per un po’ di tempo ai margini del partito, nonostante l’alto incarico della Bindi che palesemente si è dichiarata contraria all’incarico a Letta. Importante è non perdere l’apporto dei cosiddetti traditori, che possono rappresentare una ricchezza aggiunta per il rinnovamento. Additarli continuamente al ludibrio alimenta le soluzioni settarie e non fa tesoro delle segnalazioni di profondo disagio, indicate in termini così perentori. Antonio Mirabile

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