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"Si sa che le banche sono cattive!"

Gent.mo Direttore, vorrei approfittare dello spazio che concede ai lettori per segnalare un disservizio inerente la 'mia' banca in sé di poco conto ma che mi ha indignata alquanto. Correntista del Banco Ambrosiano, poi di Intesa Sanpaolo e da qualche tempo, non per mia scelta (!), del Banco di Napoli, mercoledì 24 aprile mi sono recata nella filiale di Crotone sita in Piazza Pitagora perché la stipula di un contratto di lavoro da 14/18 mesi - ho partita IVA come ditta individuale - è subordinata al versamento di una cauzione definitiva costituita tramite fidejussione bancaria o polizza assicurativa fidejussoria pari a poco meno di 5.000,00 euro, da presentare alla stazione appaltante entro 15 giorni (scadenza 2 maggio). L’assicurazione cui faccio riferimento per ragioni di lavoro da qualche tempo non ha più una sede stabile in città, quindi ho preferito ricorrere alla banca, supponendo così di accelerare i tempi e che le spese del caso potessero essere facilmente detratte dal mio conto corrente. La persona alla quale mi sono rivolta, però - un Gestore Personal -, pur avendo visualizzato i miei dati sul pc e verificato la presenza sul conto di una cifra di gran lunga maggiore, ha avanzato da subito, pur con modi gentili, mille perplessità, e frapposto altrettanti ostacoli. A quel punto, l’ho messo in contatto telefonico con il funzionario responsabile della richiesta di cauzione perché avesse le delucidazioni del caso, promesse via mail. Chiedo più di una volta al mio interlocutore perché non vedesse nella faccenda un’opportunità invece di un fastidio e mi sento rispondere “è come quando va in un negozio: non può acquistare prodotti che il negozio non ha, provi con un’assicurazione”. L’insistenza sull’assicurazione come alternativa conveniente, ma dovrei dire obbligata, è reiterata in tutti i modi, sottolineando anche, a torto, “si tratta solo di portargli un assegno da 5.000,00 euro, non è difficile”. Ho spiegato ancora una volta perché preferivo la banca e fatto presente che in oltre 20 anni trascorsi da correntista non avevo mai chiesto alcunché. Mi è stato risposto, alla lettera, e questo mi è dispiaciuto particolarmente, “Si sa che le banche sono cattive!”, non senza una punta di compiacimento. Dato il rischio, tergiversando, di perdere una preziosa opportunità di lavoro, uscita dalla filiale sono andata presso un’assicurazione e ho ottenuto quanto mi occorre, sia pure a prezzo della stipula, in aggiunta, di un’altra polizza vita. Il primo giorno utile, però, venerdì 26, sono tornata in filiale per deplorare l’accaduto presso il Direttore, gentilissimo anche lui naturalmente. L’ho messo al corrente della faccenda e informato che appena mi sarà saldata l’ultima fattura sposterò il conto corrente altrove. Per il poco che vale, però, intendo lamentare per iscritto l’indisponibilità incontrata in Banco di Napoli presso tutte le sedi ufficiali possibili, cominciando dagli sportelli reclamo dello stesso Banco di Napoli, compreso quello che accoglie le segnalazioni di violazione del Codice Etico che la banca dichiara di essersi data. Scientemente non faccio nomi, né nutro risentimento personale nei confronti del Gestore Personal che ho incontrato sulla mia strada - un giovane, per di più - ma neppure credo ad un caso sfortunato. È a monte, infatti - a Napoli? a Torino? a Vicenza? -, che si consente a chi è a diretto contatto con il pubblico, cioè all’ultimo anello della catena ma che ha il compito più delicato, di agire non solo senza alcuna comprensione nei confronti del cliente ma anche senza quel minimo di rispetto che si dovrebbe a chiunque, in ogni ambiente (banca compresa, nonostante sia un ambiente “cattivo”), se non sta chiedendo l’impossibile o avanzando pretese illegittime. Non mi sfugge che si tratta di un episodio in sé di scarsissima importanza ma è dai particolari che si comprendono la natura profonda e la qualità dell’intero. Se è questo lo spirito con cui il Banco di Napoli guarda ai propri correntisti non faccio fatica a pronosticarne un futuro tutt’altro che roseo. Crotone, 27.4.2013 Margherita Corrado

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