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I giovani e la Destra

Egregio Direttore, si può ancora parlare di Patria oggi? Quello che è successo qualche giorno fa fuori da Palazzo Chigi sembra suscitare dei dubbi sull’idea che i giovani d’oggi hanno riguardo le Istituzioni. Questa lettera non è un invito alle teorie del complotto, non vogliamo sapere se Preiti fosse un disperato od un terrorista, perché non è un uomo con la pistola in piazza Colonna a spavantarci; a spaventarci è stata la reazione dei tanti ragazzi che ci circondano. La maggior parte di essi, verso l’ora di pranzo del 28 aprile scorso, ha semplicemente alzato le spalle con la giustificazione “è stato un matto”. Qualcun altro, volendo mostrarsi impegnato agli amici, ha aggiornato lo stato di Facebook. Ma se ci saremmo aspettati parole di conforto e solidarietà per i due carabinieri feriti e per le loro famiglie, è successo esattamente il contrario. Molti l’hanno buttata sullo scherzo, dicendo che la pallottola era arrivata alle persone sbagliate. I più temerari, mossi da una qualche malsana forma di coraggio, sono arrivati ad affermare che un carabiniere morto è meglio di uno vivo. Ecco Italia, queste sono le nuove generazioni che stai crescendo. Noi siamo due ragazzi di 22 anni la cui massima esperienza politica finora è stata la chiacchiera da bar. A differenza di tanti nostri coetanei che, interrogati sulla situazione del Paese, rispondono con un menefreghista “Meglio andarsene”, siamo orgogliosi della nostra nazionalità. Veniamo da due realtà completamente differenti: l’uno è un ragazzo cresciuto nella classica città di provincia del Nord Italia, politicamente orientata sul fronte della Destra, in cui il neo-diciottenne si disinteressa della cosa pubblica e vota per “partito preso”, spinto da una insensata tradizione locale. L’altro, campano, cresciuto in un ambiente di totale isolamento politico, mosca bianca in un contesto rosso, laddove i ragazzi guardano con odio e disprezzo un pensiero liberale tipico della destra moderata. Tuttavia, analizzando questi due contesti, risulta subito evidente una sostanziale differenza di pensiero e di azione che i partiti – grandi aggreganti politici – hanno nei confronti dei giovani. Churchill diceva: “Chi non è di sinistra da giovane, è senza cuore. Chi non è di destra da vecchio, è senza cervello”. Noi non siamo privi di sentimenti e di amore per le sorti del nostro Paese, anzi vogliamo davvero fare qualcosa per migliorare questa Nazione sulla base dei nostri principi ideologici. L’attuale sistema che la destra moderna è andata formando non ci permette questo lusso. I fatti del 28 aprile per noi sono stati un fulmine: ci hanno fatto capire che è finito il tempo dell’attesa, che non ci basta più rimanere a guardare un Paese diretto verso un baratro. Noi non siamo i salvatori della Patria, né abbiamo l’arroganza di considerare le nostre idee assolute. Semplicemente non vogliamo più limitarci ad osservare l’Italia dalle pagine di un giornale. Date le nostre idee politiche, abbiamo pensato di iscriverci al Popolo delle Libertà ma non per un amore incondizionato nei confronti di Berlusconi, non perché se sei di destra o stai con loro o il tuo voto sarà perso, ma perché per noi rappresenta il giusto compromesso tra quella che è l’Italia che vorremmo un giorno vedere e quello che può essere fatto concretamente. Non siamo idealisti, ma da buoni studenti di Economia crediamo di dover scegliere il paniere per noi più soddisfacente. Tutte queste aspirazioni sono state brutalmente troncate da un’accoglienza fredda e annoiata presso la sede del partito. “Il tesseramento è fermo”, ci hanno detto. Questa può essere una cosa accettabile, in fin dei conti è anche giusta. Non sappiamo se fosse per le nostre eccessive aspettative o per la giornata no del segretario che ci ha accolto, ma ne siamo usciti delusi. Perché non pensiamo che un partito debba chiudere la porta a due ragazzi di vent’anni. E’ il coinvolgere le persone, invogliarle al dibattito, informarle in modo oggettivo di una realtà politica evidente ma non abbastanza da non essere pienamente compresa attraverso dieci minuti di telegiornale. E’ l’accogliere con il sorriso i giovani che vorrebbero fare qualcosa per questo Paese. Di certo non sono i 25 euro sul bonifico o una tessera a renderti attivo politicamente. Questo è uno sfogo, un urlo di richiamo, di due ragazzi che sono rimasti isolati non a causa della diversità delle persone che hanno attorno ma a causa del disinteresse delle persone che rispecchiano il loro pensiero politico. Destra, svegliati, ci siamo anche noi.

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