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Fenomenologia delle Ministre di Letta

Quella dell’Interno è pupilla di Monti, pare senza gelosia alcuna della moglie; ha un cognome auto-proclamante come l’ aveva la buon’ anima del capo della Polizia, suo ex sottoposto. Ministra dell’ Inferno. La Bonino, devono aver pensato, quando non ha un ministero si mette sempre in lizza per la Presidenza della Repubblica, e dato che Napolitano oggi c’è ma domani non si sa, meglio tenerla impegnata. Per di più, andava anche consolata per essere stata appena sedotta e abbandonata proprio sulla via del Quirinale. Inevitabile. Con la Josefa Idem e la Cecile Kyenge, titolari di due dicasteri che non contano nulla, si è voluto fare un simpatico giochino etnico che risultasse al passo con i tempi: Teutonico vs/Afro. Ebony and Ivory, live together in perfect armony, cantavano Steve Wonder e Paul McCatrney. . . e difatti cos’è questo, se non il governo dell’ armonia? Ministre di rottura, in che senso fate vobis. C’è poi una certa Carrozza all’Istruzione ed Università: qui pare che ci sia stato un’ equivoco, qualcuno ha frainteso il significato della parola Carrozzone riferita alla condizione della scuola in Italia, e ha pensato che si trattasse di qualcosa cui andava trovata una degna compagna. Accidentale. Infine, due Amazzoni del Cavaliere. Mentre la nomina della Di Girolamo era assolutamente inevitabile, essendo lei stessa il simbolo del governo Letta, cioè del PDL che sposa il PD, i criteri della scelta della Lorenzin sono quelli recentemente illustrati da Franco Battiato, riconoscenza verso l’unica che – dopo tanto sbattersi - era rimasta ancora a bocca asciutta. Atti dovuti.

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