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Lettera di un giovane siciliano

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Rispettabilissimo Direttore. Mi chiamo Rossano, sono un ragazzo di 27 anni che scrive dalla Sicilia (provincia di Catania). Sono profondamente addolorato per quanto successo in Sicilia nella giornata di ieri: La famosa “Rivoluzione” di Crocetta, l’idea di trasformare la Sicilia in una nuova California, si è ridotta nel corso dell’approvazione della Finanziaria regionale, ad una mera replica di una spartizione clientelare per Pip, forestali, e precari degli enti Pubblici. Una spartizione di consenso che tantissime volte abbiamo già visto in passato. Sono stati tagliati 10 milioni alle Università; è andato in fumo buona parte dei fondi di investimento per i giovani; è stato tagliato tutto il tagliabile... ma non si è toccato il posto di lavoro di quanti sono stati assunti nei decenni passati, senza concorso ed in sovrannumero. Io che ho passato la mia vita a studiare, a credere che la mia terra meritasse il massimo dell’impegno (sono in procinto di conseguire il terzo titolo di laurea, probabilmente col 110 e lode, come in precedenza), mi ritrovo a vivere un dramma: A cosa è servito studiare? A cosa è servito il sacrificio dei miei genitori, se poi ci si ritrova nell’impossibilità pratica di poter anche solo PARTECIPARE ad un concorso pubblico, visto che i posti sono già belli che pronti per le generazioni a venire? A cosa è servito se preferiscono tagliare i fondi per l'imprenditoria giovanile e non si ha la minima intenzione di ammodernare il funzionamento della macchina amministrativa? La verità è che questa gente porta voti, noi no... forse la prossima volta varrà la pena impegnarsi di meno, ed andare a rimpinguare il già cospicuo numero di Neet che passano le giornate a giocare al biliardino del chiosco. Rossano Bella. (Acireale - CT)

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