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Cambiamo avversario

Gentile Direttore, le chiedo di concedermi un piccolo spazio sul suo giornale per esprimere alcune considerazioni sulla festa del primo maggio. In particolare vorrei partire da una domanda: che senso attribuire oggi al primo maggio, la festa dei lavoratori, in un momento in cui le persone che non lavorano sono sempre di più, in cui anche chi lavora oggi non ha alcuna certezza di poterlo fare domani, in cui chi ha trent'anni rischia di sentirsi un fallito solo perchè vive in un Paese senza prospettive dove il lavoro è diventato una chimera? Quando nacque la festa del primo maggio aveva come obiettivo specifico l'ottenimento delle " otto ore lavorative", poi nel corso del tempo ha acquisito significati sempre diversi sulla base delle problematiche di ogni periodo storico stemperando pian piano i suoi toni fino a perdere quasi completamente il proprio elemento rivendicativo mantenendo solo quello ludico-aggregativo. Personalmente credo che oggi non ci sia più niente da festeggiare, il lavoro è in ginocchio e con esso l'orgoglio ed il futuro di un intero Paese. Il primo maggio 2013 e quelli degli anni a venire avranno un senso solo se le piazze si riempiranno di gente che non vorrà festeggiare ma ricominciare, non rivendicare ma riprogrammare e ricostruire un Paese partendo dal lavoro. Oggi noi non dobbiamo scendere in piazza per chiedere qualche singola o sparuta riforma, noi dobbiamo iniziare una battaglia per riconquistare ciò di cui, anno dopo anno, ci stanno derubando: la possibilità di usare le nostre forze e le nostre capacità per costruire il nostro futuro, quello delle nostre famiglie e della nostra terra. Ci sentiamo oggi stretti in una gabbia di impotenza che deve essere spezzata, una prigione all'interno della quale siamo costretti a soffrire un giorno dopo l'altro senza poter fare nulla per cambiare le cose, aspettando che qualche salvatore arrivi dall'alto. Gli imprenditori ed i lavoratori italiani hanno la forza per risorgere ma devono essere affiancati nei loro sforzi e non ostacolati come avviene oggi. Per questo motivo credo che il primo maggio dovrebbe scendere in piazza "il lavoro" e non solo i lavoratori, tutti coloro che con fatica cercano di creare ricchezza in questo Paese dovrebbero capire che i propri interessi sono comuni e dovrebbero difenderli contro le caste, gli speculatori, i parassiti e contro istituzioni che fino ad oggi non sono state "amiche" ma "avversarie" del lavoro. Se cosí non sarà rischieremo di avere durante il primo maggio degli anni a venire la festa degli ex lavoratori o di coloro che un lavoro non sono mai riusciti a trovarlo. Dott. Luigi Recupero Segretario UGL Lombardia

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