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Memento mori

Roma, 04.05.2013 C'era un tempo (ahimè molto lontano) in cui il sol fatto di essere "cives romanus" produceva rispetto e timore in ogni angolo del mondo allora cognito. Oggi, invece, il nostro Primo Ministro - con la fiducia ancora calda in mano - come primo atto ufficiale sente il dovere di rinnovare la sudditanza sua e del popolo da egli amministrato (mi riferisco a noi tutti poveri italioti) nei confronti della Germania e della Francia in primis e dell'Europa in secundis. Complimenti! Non mi risulta che altri Capi di Governo abbiano fatto allo stesso modo nei nostri confronti nel momento del loro insediamento. Non mi è parso di vedere nelle immagini e nei video trasmessi da tutte le televisioni mondiali, un Enrico Letta trattato da primus inter pares. Al contrario, ho avuto la netta sensazione che sia stato trattato come quel maggiordomo da poco assunto che presenta le proprie credenziali ai suoi padroni. Parole come "orgoglio nazionale" e "passato glorioso" probabilmente dicono poco o nulla al nostro neopremier con un curriculum europeista da far invidia perfino allo stesso Prodi. Azzardo una lettura psicopolitica: il nostro Letta junior (quello senior è altra cosa) sa di essere poco o niente apprezzato in casa propria e tenta la carta europeista, alla ricerca di un riconoscimento del suo spessore politico al quale nessuno crede, PD per primo. Un Governo, il suo, che naviga a vista giorno per giorno, nella speranza di non essere affondato dal Brunetta di turno. Quest'ultimo, poi, non perde occasione di ricordargli - anche se non direttamente - il monito dei Trappisti :" Ricordati che devi morire !" ovvero il fatto che la durata del Governo (la sua vita e la sua morte) sono legate alla sola volonta di un tal signore che risponde al nome di Berlusconi. Alla reiterata memoria trappista, Letta dovrebbe imparare a rispondere come fece Massimo Troisi nel film "Non ci resta che piangere" . Quando un frate rivolge più volte tale locuzione ("Ricordati che devi morire!")al personaggio interpretato appunto da Massimo Troisi, questi risponde a sua volta: "Sì si, mo' me lo segno...". A presto, caro Direttore e buon lavoro. (Domenico Pio Riitano)

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