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Il processo dei moralisti

Egregio Direttore, Ineccepibile e forse opportuna la sostituzione della Micaela Biancofiore, sottosegretaria alla Pari Opportunità. Ineccepibile perché già erano note alcune dichiarazioni della bolzanina ritenute poco lusinghiere nei riguardi della comunità gay e quindi non conformi al suo specifico incarico. Opportuna la sostituzione, perché avrebbe posto la maggioranza a continue fibrillazioni per possibili future dichiarazioni. Detto questo, l’ineccepibilità se ne va a farsi benedire perché non avrebbero dovuto offrire la parlamentare al pubblico ludibrio, facendo passare al setaccio ogni sua dichiarazione, conoscendo in anticipo il suo pensiero, che presumibilmente non avrebbe esteso al mondo gay la pari opportunità. Ne consegue che, per quanto detto, cadono anche le ragioni dell’opportunità. Il risultato è che la stessa viene ghettizzata e messa sotto processo dai moralisti, quei soliti dimentichi delle loro nefandezze e pronti a dare fiato alle trombe per colpire una donna di area moderata, con l’aggravante di essere bella e per giunta berlusconiana. Sono pochi ma importanti requisiti che fanno tabula rasa di tutto quanto c’è di buono in una persona, affossandone la dignità, negando il rispetto che è dovuto ad ogni individuo. I tromboni della moralità stanno sempre dietro l’angolo con la tronfia pretesa di avere la superiorità morale non solo di giudicare gli altri, comprensibile in un contesto dialettico, ma anche di condannare senza appello chi non è allineato con il loro pensiero. In un paese in cui nessuno si adonta per le sconcezze e gli sberleffi nei riguardi di papa Ratzinger, la Biancofiore è rimasta essa stessa vittima di non pari opportunità per avere espresso sue opinioni, che possono essere senz’altro non condivisibili, ma sono pur sempre opinioni. Antonio Mirabile

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