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IMU e art. 53 della Costituzione

L’ IMU è un’ imposta patrimoniale che tecnicamente ha come supporto solo la rendita catastale. Per gli immobili strumentali e per quelli locati (che hanno un reddito effettivo e reale), il valore catastale, come sopra determinato (valore presunto ma verificabile e aggiornabile), può essere più o meno congruo in funzione della rendita catastale attribuita. Per gli immobili cosiddetti “prima casa” il valore calcolato con la rendita catastale è sostanzialmente costante, teorico e potenziale , indifferente al valore reale che fluttua in funzione dei cicli economici, che si concretizzerà solamente in caso di trasferimento (vendita, successione, donazione, e simili) con applicazione delle relative imposte. Per pagare l’ IMU “prima casa” ( imposta patrimoniale il cui valore è calcolato indipendentemente dal reddito effettivo posseduto) il contribuente dovrà prelevare la moneta necessaria da un reddito con nessun legame con l’ immobile stesso: stipendio, pensione (oggi in gran parte non più indicizzate) , etc. Come si concilia, aldilà dei virtuosismi ideologici e formali, quanto sopra con l’ art 53 della Costituzione che prescrive: a) Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. b) Il sistema tributario è informato a criteri di progressività. La “capacità” prescritta dalla Costituzione è interpretabile anche come teorica e/o potenziale oltre che presunta e/o verificabile?

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