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omicidio di dio

il 17 marzo 2004 a Borgoforte (Mantova) veniva assassinato Alfredo Di Dio, piccolo artigiano originario della provincia di Benevento;  per l'omicidio del signor Di Dio veniva condannato per omicidio volontario il signor Diego Pavan, di Maranello (Modena);  i familiari della vittima non hanno ricevuto dalle istituzioni alcun sostegno materiale, giuridico e sociale;  la nostra legislazione, infatti, prevede alcuni fondi di solidarietà soltanto per alcune tipologie di vittime;  tale situazione genera una discriminazione categoriale che ha determinato nei familiari delle vittime un sentimento di abbandono e di ingiustizia che ha spinto alcuni di loro a rivolgersi all'interrogante per chiedere l'intervento da parte delle istituzioni;  la direttiva n. 2004/80/CE del Consiglio del 29 aprile 2004 relativa all'indennizzo delle vittime di reato stabilisce un sistema di cooperazione tra autorità nazionali operativo dal 1ogennaio 2006 volto a facilitare alle vittime di reati violenti ed intenzionali l'accesso ad un equo e congruo indennizzo;  tale sistema di cooperazione dovrebbe operare sulla base dei meccanismi in vigore negli Stati membri per garantire l'indennizzo delle vittime di reati intenzionali violenti commessi nei rispettivi territori;  a tale scopo la direttiva, all'articolo 12, paragrafo 2, dispone che «Tutti gli Stati membri provvedono a che le loro normative nazionali prevedano l'esistenza di un sistema di indennizzo delle vittime di reati intenzionali violenti commessi nei rispettivi territori, che garantisca un indennizzo equo ed adeguato delle vittime»;  la direttiva prevede che il risarcimento sia, nella pratica, facilmente accessibile, indipendentemente dal luogo dell'Unione Europea in cui un cittadino sia vittima di un reato;  la ragion d'essere di tale sistema di indennizzo è sinteticamente ed efficacemente riassunta dal considerando n. 10 della Direttiva n. 2004/80/CE: «Le vittime di reato, in molti casi, non possono ottenere un risarcimento dall'autore del reato, in quanto questi può non possedere le risorse necessarie per ottemperare a una condanna al risarcimento deidanni, oppure può non essere identificato o perseguito»;  l'articolo 2 della direttiva, rubricato «Responsabilità per il pagamento dell'indennizzo», stabilisce: «L'indennizzo è erogato dall'autorità competente dello Stato membro nel cui territorio è stato commesso il reato;  il paragrafo 1 dell'articolo 18 («Attuazione») della direttiva n. 2004/80/CE stabilisce: «Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla presente Direttiva entro il 1o gennaio 2006, fatta eccezione per l'articolo 12, paragrafo 2, per il quale tale data è fissata al 1oluglio 2005. Essi ne informano immediatamente la Commissione»;  sul legislatore, dunque, incombeva l'obbligo comunitario di istituire, entro il 1o luglio 2005, un sistema generale di indennizzo delle vittime di reati intenzionali violenti di cui all'articolo 12 paragrafo 2 della direttiva n. 2004/80/CE;  lo Stato italiano non ha mai dato completa e precisa trasposizione alla direttiva n. 2004/80/CE;  il decreto legislativo 6 novembre 2007 n. 204, rubricato «Attuazione della direttiva n. 2004/80/CE relativa all'indennizzo delle vittime di reato», è giunto con un notevole ritardo rispetto ai termini previsti, e, cosa ancor più grave, non dà attuazione alcuna al disposto di cui all'articolo 12, paragrafo 2, della direttiva in questione, non contemplando affatto un sistema di indennizzo assimilabile a quello previsto da tale norma;  tale provvedimento disciplina soltanto gli aspetti formali della procedura, sul presupposto che siano già individuati (alcuni e non tutti) i reati intenzionali e violenti cui ricollegare il sistema di indennizzo: il legislatore non ha istituito un sistema di indennizzo applicabile a tutte le fattispecie di reato di tipo violento e intenzionale, come richiedeva l'articolo 12 paragrafo 2 della direttiva n. 2004/80/CE; si è limitato, al contrario, ad indicare come legittimate all'ottenimento di un indennizzo soltanto le vittime di reati a cui disposizioni preesistenti già garantivano tale diritto;  l'inadempimento dell'Italia, per le questioni di cui si tratta, è conclamato: la Corte di giustizia europea, con sentenza del 29 novembre 2007, ha considerato fondato il ricorso della Commissione europea del 26 febbraio 2007 (causa C-112/07), e ha dichiarato che la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza della direttiva n. 2004/80/CE;  la condotta inadempiente dello stato risulta tanto più grave in quanto il medesimo era già inottemperante rispetto alla Convenzione europea sul risarcimento delle vittime di crimini violenti del Consiglio d'Europa del 1983, non ratificata dall'Italia;  venendo al caso di specie (l'omicidio del signor Di Dio) va osservato che, non esistendo nell'ordinamento italiano, allo stato attuale delle cose, un sistema di indennizzo delle vittime di reati violenti, si è verificata una lesione del diritto dei familiari all'ottenimento di un equo e congruo indennizzo da parte dello Stato italiano, diritto derivante loro dalle disposizioni della direttiva n. 2004/80/CE;  il tribunale di Torino, sez. IV civile, nel giudicare una controversia per molti aspetti simile a quella oggetto della presente interrogazione, con sentenza n. 3145 del 3 maggio 2010, dopo aver accertato l'inadempimento della Presidenza del Consiglio dei ministri per mancata attuazione della direttiva n. 2004/80/CE, ha condannato la stessa al pagamento di un risarcimento liquidato in 90.000,00 euro in favore di una donna vittima del reato di «violenza sessuale» cui era stato negato l'accesso ad equo sistema di indennizzo;  una consolidata giurisprudenza comunitaria ha affermato il diritto del singolo al risarcimento del danno patrimoniale subito per effetto dell'inadempimento dello Stato membro: quando il pregiudizio al singolo derivi dalla violazione di una norma di diritto comunitario da parte dello Stato, questo dovrà rispondere nei confronti del soggetto leso in conformità alle disposizioni di diritto interno relative alla responsabilità della pubblica amministrazione;  la sentenza n. 7630 del 2003 della Cassazione afferma che, in tema di risarcibilità del danno subito dal singolo in conseguenza della mancata attuazione di direttiva comunitaria da parte del legislatore italiano, deve riconoscersi il diritto del privato al risarcimento del danno, sia che l'interesse leso giuridicamente rilevante sia qualificabile come interesse legittimo sia come diritto soggettivo; la mancanza di leggi a tutela delle vittime di reati gravi potrebbe diventare un fattore di rischio che andrebbe a sommarsi a quegli intrinseci all'evento tragico perché i famigliari delle vittime possono percepire questo vuoto legislativo come una seconda vittimizzazione nei loro confronti; si avverte la necessità per i familiari delle vittime di reati violenti di un sostegno materiale, psicologico, giuridico e sociale, come dimostrato da alcuni studi disponibili, provenienti prevalentemente dagli Stati Uniti d'America, che confermano la gravità e la complessità delle conseguenze subite dalle cosiddette surviving families -:  se non ritenga il Ministro interrogato doveroso colmare al più presto il vuoto giudiziario derivante dalla mancata e piena attuazione di quanto disposto dalla direttiva n. 2004/80/CE del Consiglio del 29 aprile 2004 relativa all'indennizzo delle vittime di reato al fine di assicurare ai familiari delle vittime di reati gravi quel giusto e legittimo risarcimento riconosciuto dalla giurisprudenza europea, evitando al contempo nuove sentenze di condanna nei confronti della Presidenza del Consiglio dei ministri come già avvenuto con la citata sentenza n. 3145 del 3 maggio 2010 emessa dal tribunale di Torino, sez. IV civile.(4-10389) questo è il testo dell'interrogazione parlamentare presentata alla camera dei deputati e rimasta lettera morta. sono davvero in difficoltà morto mio padre e mio fratello, combattiamo con il cancro di mia madre ed io laureata e abilitata all'esercizio della professione forense sono senza un lavoro vi prego aiutatemi vera di dio

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