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Chi è Giulio...dal Salotto di Bartolo Fontana

“Giulio è un grande statista. Ma non dell’Italia. Del Vaticano”. Così rispose Francesco Cossiga su Giulio Andreotti. Di solito la morte coglie negli orari del mattino, poco dopo la mezzanotte o quando una luce grigio azzurra si leva in cielo. Il silenzio diventa rumoroso e la solitudine è tutt’uno con la vita. Andreotti è morto nella sua casa di corso Vittorio Emanuele, quella che si affaccia sul Tevere e sul Vaticano alle 12,25 di lunedì mattina, 6 maggio. È l’ora nella quale Roma è in pieno trambusto tra clacson impazziti e turisti che chiedono informazioni all’edicolante stanco. I camerieri sono già fuori le trattorie che invitano i turisti ad assaggiare l’unico vero abbacchio della città eterna. In quella casa del quarto piano, tre bombole di ossigeno rimaste appese alla parete, di fianco a un crocefisso in ceramica e a una foto di Madre Teresa di Calcutta, una donna, sua moglie Livia, si muove incredula non avendo ben compreso cosa sia realmente accaduto. La casa è gremita di “potenti” mentre le televisioni hanno interrotto le trasmissioni per comunicare la notizia. Forse, soltanto ora, risponderà a Colui che per quasi un secolo l’ha osservato da lassù. E che cercherà di dribblare anche col Padreterno, c’è da giurarci.

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